Il processo di guarigione non riguarda solo la malattia organica, ma anche il dolore e la sofferenza che si prova in un lutto, in una separazione affettiva, nella perdita di qualcosa di importante. Quando siamo immersi nella difficoltà e nella sofferenza, non siamo colpiti solo noi, ma anche i nostri cari che siano familiari o amici, anche se in modo differente. E allora succede che alle nostre idee e aspettative di guarigione, di risalita, si sommano quelle degli altri.

Cosa dobbiamo fare per proteggerci dalle interferenze degli altri? Come comportarsi per aiutare una persona a noi cara che soffre ed è in difficoltà? Vi do il mio punto di vista frutto delle mie esperienze personali e dei vent’anni di formazione e attività nel campo del benessere psico-fisico-emotivo ed anche qualche “chicca”, qualche suggerimento di rimedio naturale che aiuti ad attraversare meglio la difficoltà di chi vive in prima persona l’evento sofferente e di chi gli è vicino.

Il primo passo su cui focalizzare l’attenzione è la fretta. Abbiamo fretta di guarire, abbiamo fretta di superare il dolore, la tristezza, perché fa male, perché ci ostacola che abbiamo già tante cose da fare e da gestire. All’esistenza, al nostro corpo, la nostra fretta non interessa. Ci sono delle leggi biologiche che regolano il funzionamento dell’ecosistema Pamela, Claudio, Elisa, Giovanni, ecc. processi organici, psicologici, emotivi ed energetici di cui neppure siamo consapevoli, o lo siamo solo in minima parte. Se osserviamo un animale malato, la prima cosa che fa è mettersi al riparo, in un posto sicuro, silenzioso, tranquillo dove non venga continuamente disturbato e riposa tutto il tempo che gli è necessario fino a quando si sente meglio. Quanti di noi si permettono di farlo quando stiamo soffrendo o siamo malati? O è più comodo anestetizzare tutto con farmaci, impegni, uscite e proseguire la propria esistenza come se niente fosse? Il problema non è l’antinfiammatorio o l’antidepressivo che si assumono, ma il dolore fisico o emotivo vanno considerati e attraversati nella loro interezza, certo con gli aiuti giusti che siano farmacologici e/o psicologici o di altro tipo, ma è importante, anzi, fondamentale, ritagliarsi spazio e tempo per guarire, da qualunque cosa ci stia succedendo. E il tempo che ci mettiamo non lo decidiamo noi con la mente, men che meno gli altri, lo decidono quelle leggi interne di cui vi ho accennato sopra, leggi che se non seguite, ma ostacolate o deviate possono portare a conseguenze ben più gravi.

Mi rivolgo a te che stai attraversando una malattia, un dolore, una sofferenza, ti scrivo qualche suggerimento di azioni utili, che ho imparato a fare:

  • La pazienza. Permettiti di dedicare tempo e spazio alla tua sofferenza.
  • La gentilezza. Sii gentile con te stesso, con le tue difficoltà e limiti attuali. Non sei stato sempre così male e sicuramente hai già superato prove e difficoltà e dimostrato il tuo valore in altre occasioni. Ora concediti la morbidezza di un tuo stesso abbraccio, del riposo, della tranquillità, del prenderti cura di te, dell’amarti.
  • Il coraggio. Di chiedere aiuto se la tua malattia è insidiosa e la tua sofferenza grande, di farti supportare da un professionista, di non fare tutto da solo perché il processo di guarigione a volte costa davvero tanta energia e quando si è immersi nella difficoltà non sempre si riesce a mantenere lucidità e consapevolezza dei passi da fare. Chiedere aiuto non è sinonimo di debolezza, ma di maturità e buon senso.
  • La resilienza. Quando familiari, parenti e amici diventano invadenti e insistenti coi loro consigli su come devi gestire il tuo periodo di difficoltà, quando invadono il tuo spazio di quiete e guarigione perché hanno bisogno di te (sovente bisogni non reali, ma solo l’abitudine che fai tu le cose per loro o li aiuti) è importante mettere dei “paletti” antinvasione, dire dei NO, allontanarti da loro per un po’ se proprio non demordono sia fisicamente che coi mezzi di comunicazione come può essere il cellulare.
  • Essere all’altezza. La malattia, il lutto, il dolore, la sofferenza che stai vivendo e attraversando, hanno una funzione complessa. Puoi farti scoraggiare e opprimere oppure puoi vedere la situazione come una “chiamata” della vita. È il momento giusto per fare il punto della situazione, vedendo come stai vivendo, dove stai andando, quali sono le tue necessità e priorità, i tuoi desideri. Che cambiamenti è giunto il momento di fare, cosa è ormai logoro e da lasciare andare… È un confronto con te stesso. E allora chiediti se vuoi essere all’altezza dell’evento. Se ne vuoi uscire più maturo e consapevole, se vuoi superare l’esame e diplomarti in questa scuola chiamata vita.

Ora mi rivolgo a te, che sei il familiare, il parente, l’amico di una persona a te cara, adulta o infante che sia, che sta attraversando un periodo difficile, che sia una malattia, una sofferenza. La SUA situazione, per quanto difficile e dolorosa possa essere sia per lei che per te, è la SUA prova da affrontare, la SUA “chiamata”. La malattia, il lutto, il dolore, non sono “cacca”, sono dei processi complessi che hanno una funzione nella vita di quella persona, funzione di cui tu non sei consapevole se non in piccola misura. Hai un ruolo molto importante e una grande responsabilità:

  • avere pazienza e rispetto. Come ho già spiegato, il processo di guarigione è complesso e ha delle tempistiche che non sono le tue. Armati di pazienza e cerca di comprendere che il tempo che il tuo caro ci mette ad uscire dal suo periodo difficile va rispettato.
  • Aiuta e consiglia solo se ti viene chiesto. Ovviamente, se hai a che fare con un minorenne di cui sei genitore e tutore o con una persona incapace di intendere e volere questa regola non vale. In tutti gli altri casi, leggi bene, NON SI DANNO CONSIGLI E AIUTI NON RICHIESTI. Se provi fastidio o dolore a leggere queste parole, fai un percorso di autoconsapevolezza. Non hai la verità in tasca, non sei più intelligente di chi si trova in difficoltà e per quanto i tuoi consigli possano essere effettivamente utili e preziosi, è difficile capire se la persona che sta male è in grado di accoglierli e attuarli, un consiglio giusto ricevuto nel momento sbagliato fa sentire non capiti e ancora più soli o addirittura giudicati. Chi sta male non deve stare meglio per te, perché non hai pazienza e non sai gestire le tue emozioni e il tuo mentale difronte alle sue difficoltà. Attento anche quando ti viene chiesto il consiglio, perché spesso, dietro la richiesta di consigli c’è solo il bisogno di sfogarsi, di tenerti vicino e avere le tue attenzioni. E allora cosa puoi fare?
  • Sii presente in modo neutro. È molto difficile da fare! Questo passaggio richiede forza, tenacia, maturità e sentimento autentico da parte tua, scremato dai tuoi bisogni e dalle tue aspettative. Se ci tieni davvero ad aiutare una persona cara in sofferenza, dedicale il tuo tempo e il tuo ascolto silenzioso. Poniti in una posizione di accoglienza priva di giudizio, coinvolgila in attività che ha voglia e si sente di fare per davvero e non forzarla se vedi che si allontana o si sente in difficoltà ancora di più. Stalle accanto per il tempo che serve, anche se tu, in una situazione simile alla sua, avresti agito in modo diverso e saresti già guarito.
  • Lasciare andare. Questo è un punto triste e doloroso, ma bisogna rendersi conto che non tutti riescono a guarire o uscire dalla “buia notte dell’anima”, per X motivi di cui tu puoi non capire. Può anche essere che NON VOGLIONO guarire e qui ci vuole tanto coraggio e rispetto nell’accettarlo. Il volere di chi sta male va rispettato anche se non lo condividiamo o ci crea sofferenza.
  • Prenditi cura di te. Quando un nostro caro sta male, rischiamo di essere fagocitati dalle sue necessità, richieste di attenzione o aiuto, strategie manipolatorie che creano sensi di colpa se non siamo abbasta presenti. Se i tempi di guarigione o di attraversamento del dolore di questa persona sono lunghi o pesanti, prendi in considerazione di farti supportare da uno specialista se non hai modo di ritagliarti degli spazi solo tuoi o vedi che la situazione che si è creata sta compromettendo anche la tua vita e in primis la tua salute. È importante mettere dei confini difronte alle richieste di chi non sta bene, anche se dispiace.

Nella mia vita mi è capitato di trovarmi sia nella veste del malato che in quella dell’aiutante. Non è facile ed è doloroso per tutti. Ma le esperienze di vita vanno attraversate. Ho trovato supporto in prima persona nei rimedi floreali che spesso consiglio ai miei clienti, in special modo nei fiori di Bach e negli Australian Bush. Aiutano a gestire al meglio l’aspetto emotivo. Sono rimedi naturali, privi di tossicità che possono essere assunti anche per lunghi periodi e anche dai bambini.

Walnut – Il Rimedio floreale estratto dal fiore del noce

Concludo questo articolo suggerendovi WALNUT il Fiore di Bach del noce. La caratteristica principale di questo rimedio floreale è proprio quella di difendere i propri confini psico-emotivi dall’intrusione degli altri, non solo durante i periodi di malattia o sofferenza, ma anche durante tutte le situazioni di cambiamento nella propria vita. Come ad esempio decidere di cambiare corso di studi o lavoro o di cambiare città. Walnut ci supporta nel gestire e metabolizzare il cambiamento, uscire dalla nostra zona comfort con maggior serenità e ci aiuta ad essere assertivi verso le intromissioni degli altri ai nostri progetti. Walnut è utile anche per chi ha un figlio o una persona cara che sta attuando dei cambiamenti e di conseguenza ne viene colpito e ha necessità di metabolizzare l’evento e creare un nuovo equilibrio.

Se stai attraversando un periodo difficile e vuoi una consulenza personalizzata sul come affrontarlo al meglio utilizzando la naturopatia, la floriterapia, la meditazione, contattami o scrivimi una mail all’indirizzo: pamelamoscardin@hotmail.it.

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