• E se vuoi puoi progettualizzare con me, durante l’evento che ho creato per l’Oasi Santa Giuliana, proprio il 18 gennaio a Dorno (PV).

    Il 18 gennaio ci sarà la prima Luna nuova dell’anno, in Capricorno, primo segno zodiacale dell’inverno, elemento terra, legato alla progettualità concreta, che possa effettivamente realizzarsi. Saturno è il suo governatore, pianeta legato alla responsabilità, all’impegno, al concentrarsi e focalizzarsi sull’obiettivo eliminando il superfluo e gli intralci. E’ proprio nell’inverno gelido e spoglio in superficie che possiamo fecondare la nostra terra interna con semi che rappresentano intenti e progetti. Sotto l’imprinting della prima Luna nuova dell’anno, in questo 2026 la cui somma numerica fa 1, rappresentando simbolicamente l’inizio di un nuovo ciclo novennale, i semi respireranno e si nutriranno delle qualità del Capricorno fino alla loro germinazione/manifestazione che avverrà 6 mesi dopo, con la Luna piena in Capricorno del 29 giugno. E’ quindi il 18 gennaio il primo vero giorno del nuovo anno.

    Saturno a febbraio, Nettuno verso fine gennaio, entreranno in Ariete, primo segno zodiacale della ruota dei dodici, legato alla primavera, all’elemento fuoco e all’azione. L’ariete è colui che crea nuovi sentieri li dove ancora non esistono. Quindi i giorni vicini alla Luna nuova (17-18-19 gennaio) rappresentano il momento perfetto per individuare progetti e prepararsi ad agire per creare il percorso efficace a concretizzarli.

    Come racconta l’astrologo Simon and the Stars, il Capricorno è il segno per eccellenza, parlando di archetipi, che aiuta ad agganciare un’ambizione e creare una strategia per raggiungerla. Il Cielo in cui si forma questa Luna nuova è propizio, tanti pianeti a favore, che la sostengono! Marte e Mercurio in Capricorno, Venere e Plutone in Acquario, Saturno e Nettuno negli ultimi gradi dei pesci, Urano in Toro:

    • progettualità del Sole, che invia il suo messaggio tramite la Luna;
    • emotività ed istintività della Luna;
    • pensiero, ragionamento e idee di Mercurio;
    • spinta, assertività e coraggio di Marte;
    • capacità di relazione ed equilibrio di Venere.

    Ti ho convinto che è il momento propizio per aprire il cassetto dei desideri e dei talenti?

    Proprio il 18 gennaio ho organizzato un evento all’Oasi Santa Giuliana di Dorno (PV). Terrò una meditazione di gruppo molto speciale, ispirata alla Luna nuova in Capricorno, ed attraverso esercizi e tecniche mirate andremo a individuare il “seme/progetto” da nutrire per i prossimi 6 mesi.

    Vuoi partecipare all’evento? Puoi contattare Laura (la proprietaria dell’Oasi) al tel. 339-3785199. Tra l’altro, oltre la meditazione ci sono altre cose bellissime:

    • il tour dell’Oasi, dove conoscerai i tanti animali che ci abitano e la loro storia;
    • una piccola conferenza ricca di consigli naturali e stagionali per affrontare al meglio l’inverno;
    • l’aperitivo vegetale, cucinato da Laura che è bravissima! Focaccia, torta salata, insalate, dolci…

    L’evento inizia alle 14:30 e partecipando sosterrai l’Oasi e la vita degli animali che ci abitano (chiediamo un’offerta di 30€ per tutto l’evento che dura circa 3 ore e mezza). E’ un evento aperto a tutti, anche alle famiglie con bambini (che possono fare anche solo il tour dell’Oasi, dura 1 ora e in questo caso è a offerta libera).

    Ovviamente porterò il mio grande tamburo, tanto amato da chi partecipa ai miei incontri di Tecniche corporee e Meditazione, le campane tibetane e… il resto lo scoprirai se vieni! Ti aspetto.

  • Le energie stagionali sono raccolte all’interno o sotto terra, nella fase di riposo che precede la nuova esplosione primaverile. Sul piano psicosomatico, il freddo invernale può portare a:

    • contrazione muscolare,
    • rigidità articolare,
    • infiammazioni e dolori,
    • rimuginio mentale,
    • abbassamento dell’umore,
    • melanconia.

    Le parti della pianta che vengono utilizzati maggiormente durante l’inverno sono: semi, rizomi, bulbi, radici, tuberi, balsami.

    Nella prima parte dell’inverno, quando c’è maggior umidità, si utilizzano piante che aiutano a fare prevenzione:

    • modulare il sistema immunitario,
    • fluidificare il sangue,
    • elasticizzare la cute,
    • disinfiammare.

    Per questi scopi, si possono utilizzare l’ARTIGLIO DEL DIAVOLO che lavora bene sulle articolazioni, sui dolori reumatici e nevritici. L’EQUISETO con le sue proprietà diuretiche e mineralizzanti, ricco di silicio rafforza ossa, unghie, denti, capelli, pelle. Protegge e ripara il tessuto connettivo, l’apparato renale, i vasi sanguigni. L’EUCALIPTO che è antisettico, antibatterico e antiputrido, aiuta nella sinusite, nell’asma e in tutti i processi infiammatori ed infettivi dell’albero respiratorio. Benefico anche per l’apparato urinario e il diabete.

    Nell’avanzare dell’inverno, quando subentra il gelo, il freddo secco, si utilizzano erbe e piante che hanno un effetto curativo:

    • scaldare,
    • elevare il tono dell’umore,
    • mineralizzare.

    Possiamo orientarci su tre piante: l’ELEUTEROCOCCO che ha proprietà antinfiammatorie, stimola il sistema immunitario, stimola la memoria, è ipoglicemizzante, regola la pressione sanguigna e l’albero circolatorio in generale. Il TIGLIO che ha azione emolliente sulle vie respiratorie, utile in caso di catarro e tosse. Aumenta la sudorazione, giova in tutti i disturbi che “strapazzano” il sistema nervoso, aiuta nell’irrequietezza e agevola il buon sonno. Aumenta la fluidità del sangue giovando nell’arterosclerosi. L’UVA URSINA, classico antinfiammatorio e antisettico delle vie urinarie, calma il dolore continuo della minzione, ha azione batteriostatica sui Gram+. Si utilizza anche per la ritenzione di urina, nelle uretriti, nel catarro della vescica ed è utile nelle diarree.

    Ḕ importante ricordare che le piante possono interagire con i farmaci, possono non essere adatte ai bambini o in gravidanza. Ḕ consigliato chiedere al proprio erborista o naturopata di fiducia se sono idonee.

    INFUSO PER CISTITE E PROBLEMI ALLE VIE URINARIE

    Per questo articolo ho scelto di proporvi una tisana adatta ai problemi urinari e alla cistite, inquanto ho diverse richieste di aiuto per cistiti da freddo e non. Utile anche per i calcoli renali.

    Fondamentale è l’assunzione di probiotici, sia a livello orale che a livello vaginale, perché i batteri che provocano la cistite sovente arrivano da un intestino in disbiosi. Bere molto aiuta a ripulire le vie urinarie, vi scrivo questo infuso che contiene erbe sinergiche fra loro: uva ursina (foglie) + gramigna (radici), + mirtillo rosso. Aggiungere 4 cucchiaini di questa tisana ad 1 litro di acqua bollente, lasciare in infusione per 15 minuti, filtrare e bere durante la giornata. Per 10-15 giorni. Non superare le dosi consigliate.

    Approfitto di questo articolo per augurarvi BUON ANNO! Che il vostro 2026 sia ricco di gioia e serenità!

    Se avete bisogno di una consulenza personalizzata potete scrivermi all’indirizzo mail: pamelamoscardin@hotmail.it specificando la richiesta di consulenza. Mi trovate anche sui canali social, se avete piacere aiutatemi a diffondere i consigli sul benessere psicofisico.

    Cari saluti

    Pamela

  • Le piante officinali sono da sempre patrimonio dell’umanità. Dai reperti archeologici si sa che l’uomo di Neanderthal faceva uso terapeutico delle piante. I Cinesi hanno conoscenza del loro utilizzo dall’8000 a.c. Antica è anche la tradizione indiana che risale a 4.500 anni fa, quando fu scritto il Rig Veda, il primo dei quattro Veda, i libri della saggezza. Anche in occidente le origini risalgono a migliaia di anni fa. La mitologia greca ricorda Esculapio, dio della medicina, come promotore dell’uso medicinale delle piante. Il suo bastone è ancora oggi utilizzato come simbolo della medicina e delle farmacie. In Egitto la pratica erboristica è documentata dal “Papiro d’Ebers” risalente al 1550 a.c., in cui sono citate 160 piante ancora presenti nelle Farmacopee occidentali: assenzio, melograno, calamo, aloe, finocchio, aneto, meliloto, ecc. Anche gli Ebrei ne apprezzavano le proprietà, tanto che nella Bibbia sono citate diverse piante con indicazione d’uso, ad esempio l’issopo citato nel salmo 50. La lista di personaggi che hanno lasciato una impronta indelebile sulle proprietà delle piante è ancora lunga, abbiamo Ippocrate e Dioscoride per la Grecia, Plinio e Galeno per i Romani, Avicenna e Averroè per gli Arabi che ebbero il merito di portare in occidente le conoscenze orientali. Il Medio Evo fu un periodo pregno di conoscenza non solo nell’uso delle piante, ma anche nella cultura e nelle scienze, grazie ai Benedettini con la Scuola Salernitana, a S. Ildegarda di Bingen e S. Alberto Magno. Nel Rinascimento abbiamo Mattioli, autore dei “Commentari Dioscoridem” testo usato fino al 1700 per l’elaborazione dei farmaci. Rivoluzionaria fu l’opera di Paracelso che bruciò a Basilea i testi di Dioscoride ed Avicenna dando inizio alla farmaco-chimica. Paracelso, a cui si deve la teoria della signatura delle piante (ad esempio i gherigli di noce assomigliano al cervello umano ed infatti le noci sono ottime per il sistema nervoso) può essere considerato il primo chimico della storia per la sua definizione della scienza Spagyrica volta alla ricerca dell’elemento chimico essenziale: la Quintessenza. Da lui nacque la scuola degli Alchimisti e la separazione da medicina, farmacia ed erboristeria. Con Morgagni, nel 1700, si gettano le basi della scienza moderna. A lui si deve la classificazione degli organi umani, con l’individuazione della patologia specifica. Successivamente Virchow, patologo etnologo e antropologo, rivoluzionò la scienza individuando la patologia delle cellule e pubblicando il “Trattato di patologia generale”. Con lui passiamo dall’organo alla cellula e alle sue parti per giungere alle catene metaboliche e ai corpuscoli intracellulari. Da qui inizia la ricerca del principio attivo puro, che intervenga sulla patologia della cellula, l’estrazione del principio attivo dalla droga vegetale e l’elaborazione del prodotto di sintesi.

    Nasce il mito della molecola e da qui nasce la FITOTERAPIA con l’utilizzo del fitofarmaco, ovvero del principio attivo estratto sì dalla pianta, ma isolato e sintetizzato, reso stabile e perfettamente dosabile, un farmaco a tutti gli effetti anche se parte da un vegetale e non è creato in laboratorio. Farmaco con pregi e difetti come possono essere le intolleranze e allergie al principio attivo, le interazioni con altri farmaci o con cibi o con altre sostanze, le intossicazioni.

    Da questo momento l’ERBORISTERIA è progressivamente abbandonata dalla scienza ufficiale e rimane relegata nella tradizione popolare. Essa utilizza il fitocomplesso, ovvero diverse parti della pianta insieme. Associa più droghe fra loro, come nelle tisane che sono composte da più piante, questo crea un effetto di sinergismo/antagonismo, ovvero alcune proprietà vengono potenziate ma allo stesso tempo alcune sostanze presenti nelle piante possono neutralizzare eventuali effetti collaterali. Ricordo che durante la mia adolescenza assumendo l’aspirina avevo avuto effetti collaterali, mentre assumendo il decotto di corteccia di salice (da cui si estrae l’acido salicilico) non avevo avuto problemi. Nella corteccia erano contenute sostanze che neutralizzavano gli effetti per me tossici del principio attivo isolato. L’erboristeria considera il corpo umano come un’unità e non solo come un insieme di cellule. Rafforza il terreno di base, ovvero la costituzione psicofisica della persona partendo dalla prevenzione di eventuali patologie. Considera la periodicità e la consuetudine dell’assunzione dei fitocomplessi, in funzione del proprio organismo, in rapporto con l’ecosistema in cui la persona è inserita, tenendo conto della stagionalità delle erbe e delle abitudini alimentari.

    Dopo che avete letto un accenno sulla storia dell’utilizzo delle erbe e sulla differenza tra principio attivo e fitocomplesso, quando scegliere l’uno o l’altro? E come orientarsi sulla miriade di prodotti in commercio?

    1 – Partiamo dall’osservazione:

    • capire qual è il proprio terreno costituzionale di base, quali sono gli organi più sensibili, che accumulano infiammazione e tensioni.
    • Qual è il periodo dell’anno in cui si è più delicati a livello di salute e nel gestire lo stress. La stagione, in cui si enfatizzano i disturbi psicofisici. Ad esempio, con l’arrivo dell’autunno a me aumenta l’acidità gastrica.
    • Lo stile di vita: tipo di lavoro, impegni settimanali, qualità e quantità del sonno, che cibo mangio e in che orari, se faccio attività fisica, ecc.
    • Allergie e intolleranze, se dovete assumere dei farmaci, se avete patologie croniche.

    Questi sono spunti importanti per iniziare ad osservarsi, a capire come si funziona, quando si funziona meglio e quando si è in difficoltà.

    2 – Puntiamo sulla prevenzione:

    • Dopo aver valutato quali sono gli organi e apparati più sensibili e il periodo stagionale più difficile, ogni anno possiamo organizzarci per integrare nel proprio stile alimentare quotidiano tisane, vitamine, sali minerali, probiotici e tutti quei prodotti erboristici naturali che possono rafforzare il terreno di base attraverso un’assunzione costante e più lunga rispetto al farmaco.
    • Sempre valutando che andranno assunti per un certo periodo e non per sempre, in base al livello di impegni e di stress che potrebbe variare di anno in anno, in base alla stagione in cui un’erba è più adatta rispetto a un’altra.
    • Dobbiamo tenere in considerazione anche i tempi di azione. Chi non assume mai farmaci o li assume raramente, segue un buon stile alimentare e ha una buona salute, trarrà velocemente beneficio dai prodotti erboristici. Saranno integrazioni di durata inferiore. Mentre chi assume costantemente farmaci che siano allopatici o fitofarmaci, mangia cibi di cui è intollerante, ha spesso un’alimentazione sregolata e infiammante, allora i prodotti erboristici ci metteranno più tempo ad agire e si dovrà partire con il depurare gli organi emuntori. In questo caso avere tenacia e pazienza è vincente.

    3 – La cura

    Se la prevenzione non è stata sufficiente, è giunto il momento di puntare ai singoli principi attivi, tenendo ben presente che sono farmaci a tutti gli effetti e che:

    • vanno dosati correttamente,
    • abbinati correttamente,
    • assunti per il giusto tempo,
    • nel tempo possono variare e anche nelle stagioni.

    Se questo articolo vi ha incuriosito vi invito ad approfondire la conoscenza del meraviglioso mondo dei rimedi naturali, a provarli. Soprattutto i prodotti erboristici considerati fuori moda e lenti, ma che invece sono preziosi e validi per il nostro benessere psicofisico.

    Se volete una valutazione personalizzata del vostro terreno costituzionale e dei rimedi naturali più adatti a voi potete contattarmi tramite mail scrivendo a pamelamoscardin@hotmail.it.

    Se volete leggere approfondimenti e altri contenuti sul benessere psicofisico iscrivetevi alla newsletter di questo sito. Sul sito trovate già articoli che parlano nel dettaglio di prodotti naturali utili al nostro benessere.

    Mi trovate anche su Facebook alla pagina “Naturopatia e Massaggi di Pamela Moscardin” ricca di contenuti che negli anni ho già pubblicato, su Instagram e YouTube.

  • Il diaframma è il principale muscolo respiratorio del nostro corpo, ha la forma di una cupola e divide il torace dall’addome. Non solo è fondamentale per la nostra sopravvivenza ma è come se fosse un diario nel quale registriamo gli accadimenti della nostra vita che si susseguono col respiro. Possono essere accadimenti fisici come un colpo di frusta alla cervicale o emotivi come uno spavento. E restano registrati, anche per anni, se il muscolo diaframmatico non si libera.

    Quando massaggio il diaframma del cliente, liberando la danza del respiro, a catena si sbloccano anche gli altri diaframmi (pelvico, stretto toracico, suture craniche), i visceri si rilassano, fegato, cistifellea, milza, utero e vescica riprendono il loro giusto spazio, i muscoli del tronco del collo e della testa si ammorbidiscono, il corpo si ossigena, la mente si calma. Il primo respiro, dopo lo sblocco, è così piacevole, rilassante e allo stesso tempo ampio e potente, ci ricorda che c’è forza e vita in noi.

    L’energia torna a circolare nel corpo e se ci sono emozioni sopite, trattenute, nascoste, demonizzate possono risalire dalla profondità dei nostri visceri come un drago impetuoso, passando dal torace tornato ampio ed emergendo dalla gola e allora ecco il pianto liberatorio e le lacrime che purificano e alleggeriscono la mente. Finalmente abbiamo fatto spazio per il nuovo, finalmente abbiamo lasciato andare. Una mente sempre carica di pensieri, di ansia e preoccupazioni, che non è mai radicata nel momento presente ed allora il respiro è sospeso e il diaframma trattenuto perché la respirazione è controllata dal sistema nervoso autonomo, avviene al di là della nostra consapevolezza, di conseguenza la nostra attenzione è sempre rapita da altro e concentrarsi sul respiro diventa allora un atto di volontà e ascolto.

    Il diaframma si abbassa durante l’inspirazione, lasciando maggior spazio ai polmoni che si riempiono di aria. Scendendo preme verso il basso i visceri, i vari organi addominali e pelvici, la pancia si gonfia. Durante l’espirazione il diaframma risale, l’addome si sgonfia, la cassa toracica si restringe, le scapole si distanziano, i polmoni si svuotano. Questo costante movimento del diaframma crea un massaggio agli organi interni, tonifica la muscolatura addominale e pelvica prevenendo il prolasso a vescica, utero e ano o migliorandolo se già presente.

    Il movimento diaframmatico favorisce l’ossigenazione, la digestione, la peristalsi intestinale, calma il battito cardiaco, rilassa i muscoli e la mente. Rafforza la muscolatura addominale e pelvica, prevenendo o riducendo il gonfiore addominale e il grasso viscerale. Previene o diminuisce il prolasso addominale e pelvico.

    Cosa possiamo fare per farlo funzionare al meglio? Respirare!

    Ci sono tanti esercizi di respirazione che propongo durante le mie sessioni di gruppo di tecniche corporee e meditazione, in questo articolo ve ne spiego due, molto semplici, che funzionano bene.

    Respiro contando

    Un modo furbo per zittire la mente e concentrarsi sul respiro è quello di contare. Questa respirazione è ottima per rilassare chi ha la testa carica di pensieri.

    Assumi una posizione comoda, in piedi o seduta, le spalle e il mento sono rilassati, importante è che la schiena sia dritta affinché il diaframma sia libero di muoversi. Mani lungo i fianchi se sei in piedi, sulle gambe se sei seduto. Inspira dal naso contando mentalmente fino a 4, espira dal naso contando mentalmente fino a 6. Fai un minuto di respirazione e se vuoi ripetilo durante la giornata. Con l’allenamento potrai aumentare il conteggio inspirando fino a 10 ed espirando fino a 12.

    Respiro in 4 tempi

    Assumi una posizione comoda, che sia seduta o in piedi, schiena dritta, spalle e mento rilassati. Le mani lungo i fianchi o sulle gambe oppure puoi tenerle ai lati dell’ombelico. Inspira, trattieni l’aria qualche secondo, espira, resta in vuoto d’aria qualche secondo e ripeti i 4 atti respiratori per un minuto. Anche questo esercizio se vuoi puoi ripeterlo più volte durante la giornata. Ottimo per sciogliere la rigidità muscolare oltre che per calmare la mente.

    Quando il respiro non basta?

    Mi è capitato più volte di trattare diaframmi troppo dolenti, troppo rigidi, troppo carichi, in questo caso utilizzo delle tecniche manuali di sblocco del muscolo o, se il dolore è troppo forte, utilizzo la vibrazione e il suono delle campane tibetane e la vibrazione di un diapason accordato a 128 Hz. Perché, quando il disagio è profondo e la tensione è diventata un’armatura, ci vuole dolcezza, pazienza e rispetto. La vibrazione penetra nelle fasce muscolari come una delicata carezza che invita a lasciarsi cullare, gli armonici delle campane tibetane abbracciano la mente che finalmente riposa.

  • Il processo di guarigione non riguarda solo la malattia organica, ma anche il dolore e la sofferenza che si prova in un lutto, in una separazione affettiva, nella perdita di qualcosa di importante. Quando siamo immersi nella difficoltà e nella sofferenza, non siamo colpiti solo noi, ma anche i nostri cari che siano familiari o amici, anche se in modo differente. E allora succede che alle nostre idee e aspettative di guarigione, di risalita, si sommano quelle degli altri.

    Cosa dobbiamo fare per proteggerci dalle interferenze degli altri? Come comportarsi per aiutare una persona a noi cara che soffre ed è in difficoltà? Vi do il mio punto di vista frutto delle mie esperienze personali e dei vent’anni di formazione e attività nel campo del benessere psico-fisico-emotivo ed anche qualche “chicca”, qualche suggerimento di rimedio naturale che aiuti ad attraversare meglio la difficoltà di chi vive in prima persona l’evento sofferente e di chi gli è vicino.

    Il primo passo su cui focalizzare l’attenzione è la fretta. Abbiamo fretta di guarire, abbiamo fretta di superare il dolore, la tristezza, perché fa male, perché ci ostacola che abbiamo già tante cose da fare e da gestire. All’esistenza, al nostro corpo, la nostra fretta non interessa. Ci sono delle leggi biologiche che regolano il funzionamento dell’ecosistema Pamela, Claudio, Elisa, Giovanni, ecc. processi organici, psicologici, emotivi ed energetici di cui neppure siamo consapevoli, o lo siamo solo in minima parte. Se osserviamo un animale malato, la prima cosa che fa è mettersi al riparo, in un posto sicuro, silenzioso, tranquillo dove non venga continuamente disturbato e riposa tutto il tempo che gli è necessario fino a quando si sente meglio. Quanti di noi si permettono di farlo quando stiamo soffrendo o siamo malati? O è più comodo anestetizzare tutto con farmaci, impegni, uscite e proseguire la propria esistenza come se niente fosse? Il problema non è l’antinfiammatorio o l’antidepressivo che si assumono, ma il dolore fisico o emotivo vanno considerati e attraversati nella loro interezza, certo con gli aiuti giusti che siano farmacologici e/o psicologici o di altro tipo, ma è importante, anzi, fondamentale, ritagliarsi spazio e tempo per guarire, da qualunque cosa ci stia succedendo. E il tempo che ci mettiamo non lo decidiamo noi con la mente, men che meno gli altri, lo decidono quelle leggi interne di cui vi ho accennato sopra, leggi che se non seguite, ma ostacolate o deviate possono portare a conseguenze ben più gravi.

    Mi rivolgo a te che stai attraversando una malattia, un dolore, una sofferenza, ti scrivo qualche suggerimento di azioni utili, che ho imparato a fare:

    • La pazienza. Permettiti di dedicare tempo e spazio alla tua sofferenza.
    • La gentilezza. Sii gentile con te stesso, con le tue difficoltà e limiti attuali. Non sei stato sempre così male e sicuramente hai già superato prove e difficoltà e dimostrato il tuo valore in altre occasioni. Ora concediti la morbidezza di un tuo stesso abbraccio, del riposo, della tranquillità, del prenderti cura di te, dell’amarti.
    • Il coraggio. Di chiedere aiuto se la tua malattia è insidiosa e la tua sofferenza grande, di farti supportare da un professionista, di non fare tutto da solo perché il processo di guarigione a volte costa davvero tanta energia e quando si è immersi nella difficoltà non sempre si riesce a mantenere lucidità e consapevolezza dei passi da fare. Chiedere aiuto non è sinonimo di debolezza, ma di maturità e buon senso.
    • La resilienza. Quando familiari, parenti e amici diventano invadenti e insistenti coi loro consigli su come devi gestire il tuo periodo di difficoltà, quando invadono il tuo spazio di quiete e guarigione perché hanno bisogno di te (sovente bisogni non reali, ma solo l’abitudine che fai tu le cose per loro o li aiuti) è importante mettere dei “paletti” antinvasione, dire dei NO, allontanarti da loro per un po’ se proprio non demordono sia fisicamente che coi mezzi di comunicazione come può essere il cellulare.
    • Essere all’altezza. La malattia, il lutto, il dolore, la sofferenza che stai vivendo e attraversando, hanno una funzione complessa. Puoi farti scoraggiare e opprimere oppure puoi vedere la situazione come una “chiamata” della vita. È il momento giusto per fare il punto della situazione, vedendo come stai vivendo, dove stai andando, quali sono le tue necessità e priorità, i tuoi desideri. Che cambiamenti è giunto il momento di fare, cosa è ormai logoro e da lasciare andare… È un confronto con te stesso. E allora chiediti se vuoi essere all’altezza dell’evento. Se ne vuoi uscire più maturo e consapevole, se vuoi superare l’esame e diplomarti in questa scuola chiamata vita.

    Ora mi rivolgo a te, che sei il familiare, il parente, l’amico di una persona a te cara, adulta o infante che sia, che sta attraversando un periodo difficile, che sia una malattia, una sofferenza. La SUA situazione, per quanto difficile e dolorosa possa essere sia per lei che per te, è la SUA prova da affrontare, la SUA “chiamata”. La malattia, il lutto, il dolore, non sono “cacca”, sono dei processi complessi che hanno una funzione nella vita di quella persona, funzione di cui tu non sei consapevole se non in piccola misura. Hai un ruolo molto importante e una grande responsabilità:

    • avere pazienza e rispetto. Come ho già spiegato, il processo di guarigione è complesso e ha delle tempistiche che non sono le tue. Armati di pazienza e cerca di comprendere che il tempo che il tuo caro ci mette ad uscire dal suo periodo difficile va rispettato.
    • Aiuta e consiglia solo se ti viene chiesto. Ovviamente, se hai a che fare con un minorenne di cui sei genitore e tutore o con una persona incapace di intendere e volere questa regola non vale. In tutti gli altri casi, leggi bene, NON SI DANNO CONSIGLI E AIUTI NON RICHIESTI. Se provi fastidio o dolore a leggere queste parole, fai un percorso di autoconsapevolezza. Non hai la verità in tasca, non sei più intelligente di chi si trova in difficoltà e per quanto i tuoi consigli possano essere effettivamente utili e preziosi, è difficile capire se la persona che sta male è in grado di accoglierli e attuarli, un consiglio giusto ricevuto nel momento sbagliato fa sentire non capiti e ancora più soli o addirittura giudicati. Chi sta male non deve stare meglio per te, perché non hai pazienza e non sai gestire le tue emozioni e il tuo mentale difronte alle sue difficoltà. Attento anche quando ti viene chiesto il consiglio, perché spesso, dietro la richiesta di consigli c’è solo il bisogno di sfogarsi, di tenerti vicino e avere le tue attenzioni. E allora cosa puoi fare?
    • Sii presente in modo neutro. È molto difficile da fare! Questo passaggio richiede forza, tenacia, maturità e sentimento autentico da parte tua, scremato dai tuoi bisogni e dalle tue aspettative. Se ci tieni davvero ad aiutare una persona cara in sofferenza, dedicale il tuo tempo e il tuo ascolto silenzioso. Poniti in una posizione di accoglienza priva di giudizio, coinvolgila in attività che ha voglia e si sente di fare per davvero e non forzarla se vedi che si allontana o si sente in difficoltà ancora di più. Stalle accanto per il tempo che serve, anche se tu, in una situazione simile alla sua, avresti agito in modo diverso e saresti già guarito.
    • Lasciare andare. Questo è un punto triste e doloroso, ma bisogna rendersi conto che non tutti riescono a guarire o uscire dalla “buia notte dell’anima”, per X motivi di cui tu puoi non capire. Può anche essere che NON VOGLIONO guarire e qui ci vuole tanto coraggio e rispetto nell’accettarlo. Il volere di chi sta male va rispettato anche se non lo condividiamo o ci crea sofferenza.
    • Prenditi cura di te. Quando un nostro caro sta male, rischiamo di essere fagocitati dalle sue necessità, richieste di attenzione o aiuto, strategie manipolatorie che creano sensi di colpa se non siamo abbasta presenti. Se i tempi di guarigione o di attraversamento del dolore di questa persona sono lunghi o pesanti, prendi in considerazione di farti supportare da uno specialista se non hai modo di ritagliarti degli spazi solo tuoi o vedi che la situazione che si è creata sta compromettendo anche la tua vita e in primis la tua salute. È importante mettere dei confini difronte alle richieste di chi non sta bene, anche se dispiace.

    Nella mia vita mi è capitato di trovarmi sia nella veste del malato che in quella dell’aiutante. Non è facile ed è doloroso per tutti. Ma le esperienze di vita vanno attraversate. Ho trovato supporto in prima persona nei rimedi floreali che spesso consiglio ai miei clienti, in special modo nei fiori di Bach e negli Australian Bush. Aiutano a gestire al meglio l’aspetto emotivo. Sono rimedi naturali, privi di tossicità che possono essere assunti anche per lunghi periodi e anche dai bambini.

    Walnut – Il Rimedio floreale estratto dal fiore del noce

    Concludo questo articolo suggerendovi WALNUT il Fiore di Bach del noce. La caratteristica principale di questo rimedio floreale è proprio quella di difendere i propri confini psico-emotivi dall’intrusione degli altri, non solo durante i periodi di malattia o sofferenza, ma anche durante tutte le situazioni di cambiamento nella propria vita. Come ad esempio decidere di cambiare corso di studi o lavoro o di cambiare città. Walnut ci supporta nel gestire e metabolizzare il cambiamento, uscire dalla nostra zona comfort con maggior serenità e ci aiuta ad essere assertivi verso le intromissioni degli altri ai nostri progetti. Walnut è utile anche per chi ha un figlio o una persona cara che sta attuando dei cambiamenti e di conseguenza ne viene colpito e ha necessità di metabolizzare l’evento e creare un nuovo equilibrio.

    Se stai attraversando un periodo difficile e vuoi una consulenza personalizzata sul come affrontarlo al meglio utilizzando la naturopatia, la floriterapia, la meditazione, contattami o scrivimi una mail all’indirizzo: pamelamoscardin@hotmail.it.

  • L’Uncaria Tomentosa è nativa dei boschi tropicali del Sud America e appartiene alla famiglia delle Rubiacee. Il suo nome è dovuto alle spine a forma di uncino con le quali si aggancia agli altri alberi e si sostiene, ciò le permette di crescere verso l’alto alla ricerca di luce. Viene comunemente chiamata “unghia di gatto”.

    Di questa pianta si possono usare diverse parti: foglie, linfa e radici. Quest’ultime sono le parti che contengono la massima concentrazione di principi attivi. Sono principalmente gli alcaloidi (Alcaloidi Ossindolici Pentaciclici) alla base delle sue proprietà terapeutiche. Vi elenco le tantissime proprietà che questa pianta ha ed anche qualche posologia.

    L’uncaria ha una potente azione immunostimolante e immunomodulante. Può essere utilizzata nell’herpes, nelle infezioni da virus HIV, nelle situazioni di immunodeficienza e di autoanticorpi. Molto utile a quelle persone che necessitano di uno stimolo prolungato del sistema immunitario. Sono stati fatti degli studi per verificare la sua proprietà antimutogena di preservazione del DNA. Somministrata nelle terapie antineoplastiche (chemioterapia, radiazioni) ha consentito una maggiore tollerabilità. Inoltre è stata utilizzata come preventivo dal cancro.

    Importanti risultati si sono registrati nel trattamento di allergie ed asma allergica. Sperimentazioni su patologie con risposte alterate del sistema immunitario, in particolare malattie di origine autoimmune, hanno avuto successo. Tra le varie vi cito: patologie oculari come le uveiti; sclerodermia; tiroiditi; lupus eritematoso sistemico; artriti reumatoidi; diabete mellito; epatite cronica attiva. Hanno tutte evidenziato una remissione dei sintomi e in parecchi casi la totale guarigione.

    L’Uncaria ha anche effetto antinfiammatorio e antidolorifico. Netti miglioramenti si sono verificati nei seguenti casi: dolori osteoarticolari; cefalee; dolori mestruali; disturbi gastro-intestinali (gastriti, reflusso, coliti, ecc.); ulcere dello stomaco e del duodeno; febbre di origine infiammatoria e virale (raffreddore e influenza, infiammazione delle vie aeree, congiuntiviti); infezioni batteriche, microbiche, micotiche; ferite aperte, fistole, piaghe; emorroidi (uso topico).

    Insomma, l’Uncaria è uno scrigno ricco di benefici! In commercio la trovate sotto forma di capsule, compresse, gocce, spray, ecc. Da sola o abbinata ad altre piante che hanno proprietà simili e creano una sinergia che aumenta la sua efficacia, come ad esempio l’Echinacea.

    L’Uncaria tendenzialmente la si assume per 3 mesi o per tutto l’autunno inoltrato e inverno. Tre mesi è il tempo minimo necessario per rafforzare le difese immunitarie. La potete vedere come un vaccino naturale.

    POSOLOGIA GENERICA

    In caso di patologie o immunodeficienza è buona prassi valutare col proprio medico e il proprio naturopata di fiducia se assumere l’Uncaria e a che dosaggi, in quanto potrebbe interagire con farmaci immunosoppressori, anticoagulanti, può creare eruzioni cutanee o peggiorare l’acne se assunta in dosaggi troppo alti. Va evitata in gravidanza.

    Per chi non ha terapie farmacologiche in corso e vuole alzare le difese immunitarie può assumere, ad esempio, 30 gocce di estratto idroalcolico 1 volta al giorno, lontano dai pasti. Si consiglia di seguire un ciclo di 3 mesi, con una pausa di 10 giorni tra un mese e l’altro. Oppure assumerla da novembre a febbraio, con pause di 10 giorni ogni mese.

  • La Curcubita Maxima è originaria delle zone calde dell’Asia, dell’Africa e delle Americhe. Dal punto di vista nutrizionale la zucca vanta molte proprietà benefiche per molti organi del nostro corpo. È un contenitore di acqua, antiossidanti, sali minerali e vitamine, soprattutto vit. C e vitamine del gruppo B. I suoi semi hanno proprietà emollienti, lassative e vermifughe. La tintura madre di semi di zucca è l’ideale per le infezioni urinarie, herpes e malattie virali a carico dei genitali maschili, per l’ipertrofia prostatica. Ma vi racconto meglio le proprietà della zucca, vi svelo qualche chicca fitoterapica e ricetta culinaria speciale, così non avete più scuse e dovete assolutamente provarla!

    Dal punto di vista terapeutico la zucca stimola le funzioni di stomaco e milza, favorendo la compenetrazione del cibo con l’ossigeno e la rigenerazione del sangue. Previene le cancrene senili, i fenomeni fermentativi dell’intestino e i processi di auto-intossicazione. La zucca vanta proprietà rinfrescanti, diuretiche, lassative, antinfiammatorie e sedative.

    Combinata al riso, in una minestra non brodosa, diventa un valido rimedio in caso di insufficienza epatica, nei blocchi spastici della colecisti e delle vie biliari. Il suo succo (2-3 tazzine prima dei pasti. Potete usare una centrifuga per farlo) è una panacea nelle affezioni cardiache e gastro-enteriche e nelle infiammazioni delle vie urinarie.

    I semi, essiccati al sole e privati della buccia, hanno proprietà emollienti, vermifughe e lassative. L’elevato contenuto di acidi grassi li rende preziosi per la cura della prostata.

    La tintura madre dei semi di zucca, denominata Styriaca, abbinata ad altre tinture come ad esempio la TM di Pygeum Africanum corteccia e la TM di Epilobio, lavorano in sinergia per:

    • ipertrofia prostatica,
    • infezioni urinarie,
    • herpes genitali,
    • malattie virali a carico dell’apparato genitale maschile e della vescica,

    Per le posologie corrette e i tempi di assunzione è consigliata una consulenza, in quanto, essendoci problematiche croniche e/o recidivanti e magari terapie farmacologiche in corso, è importante fare gli abbinamenti fitoterapici corretti e valutare la situazione in corso nella sua complessità.

    INFEZIONI INTESTINALI E URINARIE

    Un intestino che funziona poco o male, oltre ad alimentare fenomeni di auto-intossicazione, può favorire la proliferazione di agenti patogeni che possono mettere in crisi il delicatissimo equilibrio dell’apparato genitale. In caso di infezioni recidivanti è fondamentale proteggere il “terreno” combattendo la stipsi. Vi propongo una ricetta utile, ingredienti: 200 gr di zucca matura, 1 pera, 1 cucchiaio di miele di acacia (o meglio ancora di malto di riso o succo d’acero), 20 gocce di TM di Uva Ursina. Procedimento: frullare insieme la zucca cruda grattugiata e la pera, aggiungere il dolcificante e le gocce di tintura. Assumere il preparato la sera, prima di andare a dormire, per almeno 1 settimana.

    INSONNIA

    La zucca, grazie alle sue proprietà riequilibranti e sedative, può aiutare a regolare il ritmo sonno-veglia. Vi do un’altra ricetta da assumere la sera 2 volte alla settimana per 1 mese. Ingredienti e procedimento: prendete della zucca precedentemente cotta (in forno a 160°C per 1 ora, avvolta in carta da forno) e conditela con una salsa agrodolce preparata mescolando olio evo, aceto di mele, miele di tiglio sciolto a bagnomaria, trito di erbe aromatiche a piacere.

    Spero di avervi incuriosito e ingolosito, sperimentate!

    Resto a disposizione per una consulenza personalizzata, sia in presenza che online. Scrivetemi via mail (pamelamoscardin@hotmail.it) specificando la richiesta di consulenza.

  • Vi racconto le sue innumerevoli proprietà, sia come alimento che come prodotto di bellezza per il corpo.

    Il sale rosa Himalayano viene estratto principalmente dalle miniere del Pakistan, è quindi un salgemma di montagna, ricco di sali minerali ed oligoelementi che grazie ad una lavorazione ancora artigianale restano inalterati.

    Abbiamo bisogno di assumere modiche quantità di sale, ma è una sostanza indispensabile al corpo per mantenere l’equilibrio dei liquidi intra ed extra cellulari. Partecipa alle trasmissioni degli impulsi elettrici nel cervello, detossina e rimineralizza. Consiglio di assumere il sale rosa o il sale marino integrale o meglio ancora quei condimenti salati di origine orientale che apportano nutrienti benefici al nostro corpo: gomasio, salsa di soia fermentata a lungo (Tamari e Shoyu), miso, ecc.

    Utilizzato sotto forma di bagno o di impacco, il sale attira i liquidi verso l’esterno del corpo, ad esempio i pori della pelle, ma anche verso gli organi preposti alla loro eliminazione. Questo movimento agevola l’eliminazione delle tossine. Abbiamo quindi un buon effetto drenante.

    Un altro effetto benefico è la riduzione della rigidità e del dolore muscolare.

    A livello mentale vi è uno scarico della tensione.

    UTILIZZO

    • Potete farvi un impacco di olio e sale.
    • Potete fare un bagno al sale.
    • Guardate il video “Trattamento al sale rosa” sul mio canale YouTube, vi spiego nei dettagli come farvi l’impacco o il bagno. Vi aggiungo il link qui sotto.

    https://studio.youtube.com/video/ewB1bmNW8IM/edit

    TRATTAMENTO PROFESSIONALE

    Alle mie clienti propongo un trattamento al sale rosa piacevole ed efficace. Si compone di tre parti:

    • Massaggio con pietre calde di sale rosa.
    • scrub
    • impacco al sale rosa.

    Questo trattamento rilassa la mente, elimina l’acido l’attico, rilassa la muscolatura e toglie il dolore, detossina, drena i liquidi, nutre in profondità la pelle, rimineralizza.


    LA STORIA E LE PROPRIETA’ BENEFICHE DEL SALE ROSA HIMALAYANO

    Ogni forma di vita proviene dal mare, lo testimonia anche il corpo umano, composto principalmente di acqua salata. Tutti noi abbiamo vissuto in un “brodo” salino primordiale, il liquido amniotico, ed è ancora sale ciò che resta del nostro corpo alla fine della vita insieme alla cenere.
    In questo articolo però non parlo del comune sale da cucina di origine marina, ma del sale rosa himalayano, un sale naturale antico 250 milioni di anni, fossilizzato all’interno della catena montuosa, puro e ricco di sostanze assorbite nel tempo dalle rocce. 84 micronutrienti che il corpo utilizza nelle sue funzioni quotidiane sono già state riconosciute dalla letteratura scientifica, alcune di queste: calcio, potassio, sodio, magnesio, ferro, stronzio, manganese, rame, litio, argento, rame, zolfo, fosforo, ecc.

    Proprio come l’acqua, il sale possiede una struttura cristallina ben precisa. A differenza dell’acqua che è un tetraedo, la struttura del sale è cubica. Questi cubi ospitano i quanti di luce denominati fotoni, ossia energia pura. L’energia luminosa del sole, che riscaldava il mare primordiale più di 250 milioni di anni fa, è immagazzinata nel corpo platonico costituito dal reticolo cristallino, come forma di energia potenziale. Ancora oggi in geologia il sale cristallino puro viene denominato Halite in cui si ritrova la parola celtica “Hall” (suono o vibrazione) e l’assonanza “Lit” (luce) che tradotto liberamente sarebbe luce vibrante o vibrazione luminosa. La parola sale ricalca il latino Sol che significa Sole che è considerato appunto energia luminosa. Il sale ha in se tutti gli elementi ovvero in esso sono presenti tutte le vibrazioni individuali e le frequenze di ogni elemento. La mancanza di una frequenza, dunque di una specifica informazione energia o forza vitale, si può colmare dal punto di vista energetico e biofisico assumendo sale.

    Aggiungendo acqua al sale si vincono le forze del reticolo, si libera l’energia che va a ionizzare gli elementi contenuti nel sale cristallino e si dà origine ad un vero e proprio “mare” di energia pronto a generare vita o a conservarla. Un cristallo di sale immerso in acqua si scioglierà producendo una soluzione idrosalina, una dimensione energetica superiore che non è né acqua né sale. Questo elemento non deve essere metabolizzato dal nostro corpo proprio per la sua capacità di trasformarsi autonomamente ed è prontamente utilizzabile dal nostro corpo. Dal sale cristallino naturale attingiamo tutto ciò che ci manca, lo spettro di frequenza che ci completa e la disponibilità biochimica di cui abbiamo bisogno.

    Alcune caratteristiche interessanti:
    • La struttura cristallina del sale non è molecolare ma elettrica;
    • La sua assimilazione è immediata;
    • L’osmosi, indispensabile per il metabolismo cellulare, è controllata dal sale;
    • Senza sale non siamo in grado di pensare o agire;
    • Essendo un minerale cubico, la polarità delle sue due sostanze principali, sodio e cloro, è in perfetto equilibrio 1:1, acido=base, quindi ha sempre sul nostro corpo una funzione riequilibrante.
    • Usato esternamente sul corpo (bagni, impacchi caldi, ecc.) il sale ha la peculiarità di attirare a se liquidi e tossine (un po’ come il sale posizionato in un piattino in cucina assorbe umidità) attivando un processo di depurazione e riequilibrio di tutto l’organismo, inoltre tenendolo a contatto del corpo rilascia i suoi micronutrienti.

  • La colazione dovrebbe essere salata, perché il sapore salato tonifica il corpo e dà l’energia giusta per affrontare la giornata, ma diciamocelo, soprattutto per noi italiani, la colazione dolce è una coccola! Ci mette di buon umore. Come conciliare allora la voglia di dolcezza, la necessità di avere la giusta carica per affrontare gli impegni e utilizzare alimenti salutari? Aggiungo anche che siano in sintonia con la stagione autunnale? La soluzione c’è e a mio avviso è anche golosa! Castagne, batata (patata dolce) e uvetta sultanina. Assunti in purezza o sotto forma di torta, a voi la scelta. Vi svelo anche la mia ricetta! Ma prima, vi racconto qualcosa sulle proprietà di questi tre vegetali.

    BATATA ROSSA

    È un tubero ricco di carboidrati e fibre (dona quindi energia e aiuta il transito intestinale). Contiene vit. A, vit. C e diversi sali minerali: potassio, magnesio, calcio, ferro. Grazie alla sua colorazione intensa è ricca di antociani e flavonoidi.

    La batata è utile per la salute cardiovascolare, la vista, la pelle, il controllo della glicemia e ha proprietà antiossidanti!

    CASTAGNA

    Ha un elevato contenuto di carboidrati e fibre. Ha effetto corroborante sui convalescenti, sui bambini e anziani. Ricca di vit. B2, vit. B3, vit. C, vit. K che fluidifica il sangue e protegge le ossa; contiene grassi essenziali benefici soprattutto l’acido oleico e linoleico che preservano il buon funzionamento del sistema nervoso; è ricca di sali minerali: potassio, fosforo, magnesio, calcio, ferro, rame; acido folico e di antiossidanti.

    Mangiare castagne è utile per il cuore, il sistema nervoso e immunitario, la stitichezza, in gravidanza.

    UVETTA SULTANINA

    Ricca di carboidrati e fibre, di antiossidanti come il resveratrolo che ha proprietà antinfiammatorie e antitumorali, vit. B, sali minerali: calcio, boro, potassio.

    Elencate le innumerevoli proprietà di questi tre vegetali, non vi resta che provarli e sperimentare ricette!

    Spesso batate e castagne le mangio in purezza, le cuocio entrambe in friggitrice ad aria. Pulisco bene e asciugo la buccia di una piccola batata, applico un taglietto alle castagne e le cuocio per 15 minuti. Le pelo e le mangio calde abbinate a un cappuccio dec vegetale o ad una tazza di orzo solubile. Chi non ha la friggitrice ad aria può usare il forno ventilato preriscaldato a 180°C. Mi saziano, mi riscaldano, hanno un sapore dolce naturale che però dà soddisfazione, non mi sento gonfia o appesantita, ma piena di energia!

    Chi vuole prepararle la sera prima per velocizzare i tempi della colazione consiglio di pelare subito tutte le castagne cotte, perché se si raffreddano non si riesce a togliere bene la buccia. Mentre la batata pelatela solo quando la mangiate, manterrà maggior sapore.

    TORTA AUTUNNALE

    Ingredienti: mezzo sacchetto di farina di castagne, 1 batata grande, uvetta sultanina ammollata (in acqua o brandy o amaretto di Saronno o latte vegetale) a piacere, spezie a piacere (io uso la vaniglia oppure la cannella o l’amaretto di Saronno delle uvette ammollate), 2 dita di olio di semi.

    Procedimento: alla farina setacciata aggiungete acqua fino a ottenere un impasto cremoso, la batata pelata e grattugiata, la quantità di uvetta che vi piace, le spezie. Infine aggiungete l’olio di semi. Mescolate bene, versate l’impasto in una teglia ricoperta da carta da forno e infornate in forno statico preriscaldato a 180°C. Cuocete 20 minuti circa. Si deve compattare, ma la torta non deve essere troppo asciutta o sarà stopposa, quindi, quando inizia a formare una ragnatela sulla superficie, controllatela. Personalmente amo una consistenza un po’ umida quindi aggiungo un poco di acqua in più nell’impasto ed uso una teglia piccola, per avere una torta più alta e morbida. Sperimentate e trovate la vostra consistenza e l’altezza giusta. Lasciatela raffreddare e poi è pronta da gustare!

    Questa torta è senza cereali, glutine, zucchero, lievito, vegana, insomma è senza senso di colpa. Buona colazione!

  • La reflessologia plantare agisce, a livello generale, sul sistema nervoso, endocrino, immunitario e circolatorio portando a un equilibrio profondo e globale. Il massaggio di punti specifici del piede, correlati a parti precise del corpo, attivano reazioni di equilibrio. Più acuta è la sintomatologia, più evidente sarà l’effetto. Ma prima di entrare nello specifico dei benefici, vi accenno la storia di questo antico metodo di riequilibrio psicofisico.

    La reflessologia (attualmente è maggiormente diffuso il termine riflessologia, ma quando l’ho studiata io, nel 2005, si utilizzava il termine originale e mi piace portare avanti la tradizione) ha origini molto antiche. Il nome della tecnica deriva dal termine “riflesso”, la cui definizione medica è:” risposta che l’organismo dà involontariamente e talvolta anche inconsciamente a stimoli provenienti dall’ambiente che lo circonda o dal suo interno stesso. Il riflesso ha sempre un finalismo, la reazione che scatena è sempre utile all’economia dell’intero organismo”

    Già nei Veda, antichissimi testi sacri dell’India, si legge che non sarà colto da alcuna malattia chiunque massaggerà i suoi piedi prima di andare a dormire. Tra le testimonianze più antiche vi è il pittogramma di un papiro che risale al 2500-2330 a.C., ritrovato nella tomba di un medico egiziano, che rappresenta due uomini dalla pelle scura che massaggiano il piede a due uomini dalla pelle chiara.

    Agli inizi del 1900 W. Fitzgerald, un otorinolaringoiatra americano, elaborò la “terapia zonale” che consisteva nell’applicare alle dita del piede un certo tipo di pressione per avere un effetto anestetico. Lo studio suddivise il corpo in 10 zone longitudinali uguali che andavano dalla sommità del capo alla punta dei piedi. Il numero 10 corrisponde al numero delle dita, si ha così un sistema semplice, di larghezza uguale, che percorre tutto il corpo davanti e dietro e che comprende sia un dito della mano che del piede. Questo metodo fu imparato dal Dott. Riley e da sua moglie, essi sperimentarono questa tecnica nel loro ambulatorio e la ampliarono aggiungendo 8 divisioni orizzontali. Ma fu l’assistente del Dott. Riley, Eunice Ingham, a fondare la reflessologia plantare. Grazie al suo lavoro di ricerca, riuscì a trovare precise corrispondenze tra il corpo e i piedi e disegnò su di essi la mappa dell’intero corpo. Gli allievi della Ingham diffusero la tecnica negli Stati Uniti e in Europa. Ora vi racconto gli effetti benefici di questa antica e meravigliosa tecnica di riequilibrio psicofisico.

    STIMOLAZIONE DEL SISTEMA NERVOSO

    Il trattamento reflessogeno ha un profondo effetto sul sistema nervoso: centrale, periferico e autonomo. Riduce la tensione e lo stato di stress generale, aumenta la secrezione di endorfine a livello del sistema nervoso centrale e favorisce tutte quelle reazioni che, attraverso il sistema nervoso autonomo, garantiscono l’omeostasi. La reflessologia della mano e l’auricoloterapia (reflessologia dell’orecchio), i cui punti appartengono al sistema ortosimpatico, possono essere utilizzati nelle situazioni di emergenza, ma per avere effetti che durano nel tempo occorre rivolgersi alla reflessologia plantare.

    STIMOLAZIONE DELLA CIRCOLAZIONE SANGUIGNA E LINFATICA

    Il massaggio della pianta del piede migliora l’irrorazione e quindi la circolazione del sangue che apporta nutrienti e ossigeno e asporta anidride carbonica e tossine. La pressione effettuata su punti e zone riflesse connesse all’apparato cardiocircolatorio e al sistema linfatico aumenta tale effetto drenante della matrice. La stimolazione degli organi emuntori consente l’eliminazione delle tossine.

    STIMOLAZIONE DEL SISTEMA ENDOCRINO

    Se i nervi costituiscono il sistema elettrico del corpo, le ghiandole endocrine costituiscono quello chimico. Riversano nel sangue gli ormoni messaggeri chimici che controllano le funzioni di organi e tessuti. Grazie alla stimolazione del sistema nervoso, abbiamo una conseguente stimolazione di quello endocrino e anche del sistema immunitario. Si attiva dunque un circuito di riequilibrio che va in profondità e coinvolge tutto il corpo.

    CICLO MESTRUALE E GRAVIDANZA

    Trattando determinati punti è possibile aumentare il flusso mestruale se scarso o riattivarlo se è assente.

    La donna gravida trae molti benefici dal massaggio reflessogeno, migliora la circolazione linfatica e venosa delle gambe, rafforza la tonicità uterina, rilassa la mente, migliora il sonno, facilita il parto. In caso di feto malato o deformato può facilitarne l’espulsione.

    LA MAPPA

    Nella reflessologia plantare il piede contiene tutto, è come se vi proiettassimo la fotografia rimpicciolita di tutto il corpo. Ciò che è in alto è posto in basso, ciò che è davanti davanti, ciò che è dietro dietro, ciò che è posto lateralmente lateralmente, ciò che è mediano mediano, ciò che è in superficie in superficie e ciò che è in profondità in profondità. Le dita corrispondono quindi alla testa, i metatarsi al torace e agli arti superiori, il tarso all’addome, alle pelvi e agli arti inferiori. L’arto inferiore ha una rappresentazione anche sulla corrispettiva gamba. La colonna vertebrale presenta alcune curve fisiologiche che si ritrovano proiettate sul piede, sia in una visione plantare che del profilo mediale. Gli organi doppi sono proiettati su entrambi i piedi, gli organi singoli solo sul piede del lato corrispondente (fegato solo a destra, cuore solo a sinistra, ecc.). Gli organi unici e centrali, come ad esempio lo stomaco, sono proiettati su entrambi i piedi medialmente.

    LE CORRISPONDENZE

    Il callo rivela uno squilibrio cronico della zona riflessa. Il gonfiore rivela ristagno, una contrattura o rigidità del punto rivela tensione. L’eccessiva mollezza rivela debolezza, ecc.

    Nei miei vent’anni di pratica ho visto quanto la reflessologia plantare sia benefica ed efficace, soprattutto ai cambi di stagione, per fare un veloce check-up di tutto il corpo e riequilibrare le parti che ne hanno bisogno. Spesso associo la reflessologia plantare al massaggio linfodrenante, perché andando a stimolare le zone riflesse del sistema linfatico e altri organi correlati aumento l’efficacia del drenaggio manuale alle gambe o ad altre parti del corpo e i benefici del trattamento durano di più. Questa combo è utilissima per le donne in gravidanza, dai 4 mesi di gestazione in poi. Neonati e anziani beneficiano tanto di questa dolce tecnica. Le controindicazioni sono poche: infezioni infettive dell’epidermide. L’assunzione di FANS, seguita dalla reflessologia potrebbe scatenare una reazione del sistema nervoso ortosimpatico con brividi di freddo, quindi è bene avvisare se si stanno assumendo farmaci.

    Se non avete mai provato la reflessologia plantare è arrivato il momento giusto! Potrebbe sorprendervi positivamente.