Il diaframma è il principale muscolo respiratorio del nostro corpo, ha la forma di una cupola e divide il torace dall’addome. Non solo è fondamentale per la nostra sopravvivenza ma è come se fosse un diario nel quale registriamo gli accadimenti della nostra vita che si susseguono col respiro. Possono essere accadimenti fisici come un colpo di frusta alla cervicale o emotivi come uno spavento. E restano registrati, anche per anni, se il muscolo diaframmatico non si libera.

Quando massaggio il diaframma del cliente, liberando la danza del respiro, a catena si sbloccano anche gli altri diaframmi (pelvico, stretto toracico, suture craniche), i visceri si rilassano, fegato, cistifellea, milza, utero e vescica riprendono il loro giusto spazio, i muscoli del tronco del collo e della testa si ammorbidiscono, il corpo si ossigena, la mente si calma. Il primo respiro, dopo lo sblocco, è così piacevole, rilassante e allo stesso tempo ampio e potente, ci ricorda che c’è forza e vita in noi.
L’energia torna a circolare nel corpo e se ci sono emozioni sopite, trattenute, nascoste, demonizzate possono risalire dalla profondità dei nostri visceri come un drago impetuoso, passando dal torace tornato ampio ed emergendo dalla gola e allora ecco il pianto liberatorio e le lacrime che purificano e alleggeriscono la mente. Finalmente abbiamo fatto spazio per il nuovo, finalmente abbiamo lasciato andare. Una mente sempre carica di pensieri, di ansia e preoccupazioni, che non è mai radicata nel momento presente ed allora il respiro è sospeso e il diaframma trattenuto perché la respirazione è controllata dal sistema nervoso autonomo, avviene al di là della nostra consapevolezza, di conseguenza la nostra attenzione è sempre rapita da altro e concentrarsi sul respiro diventa allora un atto di volontà e ascolto.
Il diaframma si abbassa durante l’inspirazione, lasciando maggior spazio ai polmoni che si riempiono di aria. Scendendo preme verso il basso i visceri, i vari organi addominali e pelvici, la pancia si gonfia. Durante l’espirazione il diaframma risale, l’addome si sgonfia, la cassa toracica si restringe, le scapole si distanziano, i polmoni si svuotano. Questo costante movimento del diaframma crea un massaggio agli organi interni, tonifica la muscolatura addominale e pelvica prevenendo il prolasso a vescica, utero e ano o migliorandolo se già presente.
Il movimento diaframmatico favorisce l’ossigenazione, la digestione, la peristalsi intestinale, calma il battito cardiaco, rilassa i muscoli e la mente. Rafforza la muscolatura addominale e pelvica, prevenendo o riducendo il gonfiore addominale e il grasso viscerale. Previene o diminuisce il prolasso addominale e pelvico.
Cosa possiamo fare per farlo funzionare al meglio? Respirare!
Ci sono tanti esercizi di respirazione che propongo durante le mie sessioni di gruppo di tecniche corporee e meditazione, in questo articolo ve ne spiego due, molto semplici, che funzionano bene.
Respiro contando
Un modo furbo per zittire la mente e concentrarsi sul respiro è quello di contare. Questa respirazione è ottima per rilassare chi ha la testa carica di pensieri.
Assumi una posizione comoda, in piedi o seduta, le spalle e il mento sono rilassati, importante è che la schiena sia dritta affinché il diaframma sia libero di muoversi. Mani lungo i fianchi se sei in piedi, sulle gambe se sei seduto. Inspira dal naso contando mentalmente fino a 4, espira dal naso contando mentalmente fino a 6. Fai un minuto di respirazione e se vuoi ripetilo durante la giornata. Con l’allenamento potrai aumentare il conteggio inspirando fino a 10 ed espirando fino a 12.
Respiro in 4 tempi
Assumi una posizione comoda, che sia seduta o in piedi, schiena dritta, spalle e mento rilassati. Le mani lungo i fianchi o sulle gambe oppure puoi tenerle ai lati dell’ombelico. Inspira, trattieni l’aria qualche secondo, espira, resta in vuoto d’aria qualche secondo e ripeti i 4 atti respiratori per un minuto. Anche questo esercizio se vuoi puoi ripeterlo più volte durante la giornata. Ottimo per sciogliere la rigidità muscolare oltre che per calmare la mente.
Quando il respiro non basta?
Mi è capitato più volte di trattare diaframmi troppo dolenti, troppo rigidi, troppo carichi, in questo caso utilizzo delle tecniche manuali di sblocco del muscolo o, se il dolore è troppo forte, utilizzo la vibrazione e il suono delle campane tibetane e la vibrazione di un diapason accordato a 128 Hz. Perché, quando il disagio è profondo e la tensione è diventata un’armatura, ci vuole dolcezza, pazienza e rispetto. La vibrazione penetra nelle fasce muscolari come una delicata carezza che invita a lasciarsi cullare, gli armonici delle campane tibetane abbracciano la mente che finalmente riposa.
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