
Le piante officinali sono da sempre patrimonio dell’umanità. Dai reperti archeologici si sa che l’uomo di Neanderthal faceva uso terapeutico delle piante. I Cinesi hanno conoscenza del loro utilizzo dall’8000 a.c. Antica è anche la tradizione indiana che risale a 4.500 anni fa, quando fu scritto il Rig Veda, il primo dei quattro Veda, i libri della saggezza. Anche in occidente le origini risalgono a migliaia di anni fa. La mitologia greca ricorda Esculapio, dio della medicina, come promotore dell’uso medicinale delle piante. Il suo bastone è ancora oggi utilizzato come simbolo della medicina e delle farmacie. In Egitto la pratica erboristica è documentata dal “Papiro d’Ebers” risalente al 1550 a.c., in cui sono citate 160 piante ancora presenti nelle Farmacopee occidentali: assenzio, melograno, calamo, aloe, finocchio, aneto, meliloto, ecc. Anche gli Ebrei ne apprezzavano le proprietà, tanto che nella Bibbia sono citate diverse piante con indicazione d’uso, ad esempio l’issopo citato nel salmo 50. La lista di personaggi che hanno lasciato una impronta indelebile sulle proprietà delle piante è ancora lunga, abbiamo Ippocrate e Dioscoride per la Grecia, Plinio e Galeno per i Romani, Avicenna e Averroè per gli Arabi che ebbero il merito di portare in occidente le conoscenze orientali. Il Medio Evo fu un periodo pregno di conoscenza non solo nell’uso delle piante, ma anche nella cultura e nelle scienze, grazie ai Benedettini con la Scuola Salernitana, a S. Ildegarda di Bingen e S. Alberto Magno. Nel Rinascimento abbiamo Mattioli, autore dei “Commentari Dioscoridem” testo usato fino al 1700 per l’elaborazione dei farmaci. Rivoluzionaria fu l’opera di Paracelso che bruciò a Basilea i testi di Dioscoride ed Avicenna dando inizio alla farmaco-chimica. Paracelso, a cui si deve la teoria della signatura delle piante (ad esempio i gherigli di noce assomigliano al cervello umano ed infatti le noci sono ottime per il sistema nervoso) può essere considerato il primo chimico della storia per la sua definizione della scienza Spagyrica volta alla ricerca dell’elemento chimico essenziale: la Quintessenza. Da lui nacque la scuola degli Alchimisti e la separazione da medicina, farmacia ed erboristeria. Con Morgagni, nel 1700, si gettano le basi della scienza moderna. A lui si deve la classificazione degli organi umani, con l’individuazione della patologia specifica. Successivamente Virchow, patologo etnologo e antropologo, rivoluzionò la scienza individuando la patologia delle cellule e pubblicando il “Trattato di patologia generale”. Con lui passiamo dall’organo alla cellula e alle sue parti per giungere alle catene metaboliche e ai corpuscoli intracellulari. Da qui inizia la ricerca del principio attivo puro, che intervenga sulla patologia della cellula, l’estrazione del principio attivo dalla droga vegetale e l’elaborazione del prodotto di sintesi.
Nasce il mito della molecola e da qui nasce la FITOTERAPIA con l’utilizzo del fitofarmaco, ovvero del principio attivo estratto sì dalla pianta, ma isolato e sintetizzato, reso stabile e perfettamente dosabile, un farmaco a tutti gli effetti anche se parte da un vegetale e non è creato in laboratorio. Farmaco con pregi e difetti come possono essere le intolleranze e allergie al principio attivo, le interazioni con altri farmaci o con cibi o con altre sostanze, le intossicazioni.
Da questo momento l’ERBORISTERIA è progressivamente abbandonata dalla scienza ufficiale e rimane relegata nella tradizione popolare. Essa utilizza il fitocomplesso, ovvero diverse parti della pianta insieme. Associa più droghe fra loro, come nelle tisane che sono composte da più piante, questo crea un effetto di sinergismo/antagonismo, ovvero alcune proprietà vengono potenziate ma allo stesso tempo alcune sostanze presenti nelle piante possono neutralizzare eventuali effetti collaterali. Ricordo che durante la mia adolescenza assumendo l’aspirina avevo avuto effetti collaterali, mentre assumendo il decotto di corteccia di salice (da cui si estrae l’acido salicilico) non avevo avuto problemi. Nella corteccia erano contenute sostanze che neutralizzavano gli effetti per me tossici del principio attivo isolato. L’erboristeria considera il corpo umano come un’unità e non solo come un insieme di cellule. Rafforza il terreno di base, ovvero la costituzione psicofisica della persona partendo dalla prevenzione di eventuali patologie. Considera la periodicità e la consuetudine dell’assunzione dei fitocomplessi, in funzione del proprio organismo, in rapporto con l’ecosistema in cui la persona è inserita, tenendo conto della stagionalità delle erbe e delle abitudini alimentari.
Dopo che avete letto un accenno sulla storia dell’utilizzo delle erbe e sulla differenza tra principio attivo e fitocomplesso, quando scegliere l’uno o l’altro? E come orientarsi sulla miriade di prodotti in commercio?
1 – Partiamo dall’osservazione:
- capire qual è il proprio terreno costituzionale di base, quali sono gli organi più sensibili, che accumulano infiammazione e tensioni.
- Qual è il periodo dell’anno in cui si è più delicati a livello di salute e nel gestire lo stress. La stagione, in cui si enfatizzano i disturbi psicofisici. Ad esempio, con l’arrivo dell’autunno a me aumenta l’acidità gastrica.
- Lo stile di vita: tipo di lavoro, impegni settimanali, qualità e quantità del sonno, che cibo mangio e in che orari, se faccio attività fisica, ecc.
- Allergie e intolleranze, se dovete assumere dei farmaci, se avete patologie croniche.
Questi sono spunti importanti per iniziare ad osservarsi, a capire come si funziona, quando si funziona meglio e quando si è in difficoltà.
2 – Puntiamo sulla prevenzione:
- Dopo aver valutato quali sono gli organi e apparati più sensibili e il periodo stagionale più difficile, ogni anno possiamo organizzarci per integrare nel proprio stile alimentare quotidiano tisane, vitamine, sali minerali, probiotici e tutti quei prodotti erboristici naturali che possono rafforzare il terreno di base attraverso un’assunzione costante e più lunga rispetto al farmaco.
- Sempre valutando che andranno assunti per un certo periodo e non per sempre, in base al livello di impegni e di stress che potrebbe variare di anno in anno, in base alla stagione in cui un’erba è più adatta rispetto a un’altra.
- Dobbiamo tenere in considerazione anche i tempi di azione. Chi non assume mai farmaci o li assume raramente, segue un buon stile alimentare e ha una buona salute, trarrà velocemente beneficio dai prodotti erboristici. Saranno integrazioni di durata inferiore. Mentre chi assume costantemente farmaci che siano allopatici o fitofarmaci, mangia cibi di cui è intollerante, ha spesso un’alimentazione sregolata e infiammante, allora i prodotti erboristici ci metteranno più tempo ad agire e si dovrà partire con il depurare gli organi emuntori. In questo caso avere tenacia e pazienza è vincente.
3 – La cura
Se la prevenzione non è stata sufficiente, è giunto il momento di puntare ai singoli principi attivi, tenendo ben presente che sono farmaci a tutti gli effetti e che:
- vanno dosati correttamente,
- abbinati correttamente,
- assunti per il giusto tempo,
- nel tempo possono variare e anche nelle stagioni.
Se questo articolo vi ha incuriosito vi invito ad approfondire la conoscenza del meraviglioso mondo dei rimedi naturali, a provarli. Soprattutto i prodotti erboristici considerati fuori moda e lenti, ma che invece sono preziosi e validi per il nostro benessere psicofisico.
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