• Il cervello è il centro di controllo del corpo umano, in sintesi, è responsabile di:

    • funzioni vitali quali respirazione e battito cardiaco;
    • movimento;
    • elaborazione sensoriale;
    • capacità cognitive superiori come il pensiero, il linguaggio, la memoria e le emozioni.

    Il cervello è organizzato in lobi, riceve segnali dal corpo, integra le informazioni e coordina le risposte. E’ composto da circa 100 miliardi di neuroni collegati fra loro che trasmettono informazioni tramite impulsi elettrici.

    Per funzionare bene il cervello ha bisogno:

    • delle giuste ore di sonno;
    • di essere usato e allenato;
    • di ossigenarsi;
    • di ricevere i nutrienti necessari.

    I nutrienti del cervello sono:

    • il glucosio che è il carburante principale. I cereali, soprattutto se integrali e i legumi forniscono un’energia lenta e costante.
    • Acidi Grassi Omega-3, fondamentali per la plasticità delle sinapsi e la memoria. Si possono trovare nelle noci, nei semi di lino e di chia e nei relativi oli, nelle alghe, nelle verdure a foglia verde, nella soia, nel pesce grasso.
    • Vitamine del gruppo B, in particolare la B12, aiutano la produzione di neurotrasmettitori. Si trova nelle proteine animali e negli integratori specifici.
    • La vitamina K2 che ha un’azione fluidificante del sangue. Si trova negli alimenti fermentati, come il natto, e negli alimenti di origine animale.
    • Colina, aiuta la memoria e le funzioni cognitive. Si trovano nei legumi, nei semi, nei broccoli cavolfiori e spinaci, nel lievito di birra, nelle germe di grano e negli alimenti animali.
    • Vitamina D, aiuta memoria e funzioni cognitive. Si trova nei funghi e negli alimenti animali.
    • Polifenoli, proteggono il cervello dallo stress ossidativo.  Tra i tanti ci sono  mirtilli, frutti di bosco, uva, tè verde, caffè, olio evo, frutta secca, aglio e cipolle.

    LA CAROTA

    Nel mese di aprile vi propongo di usare la carota, che fra tutti gli ortaggi è quella più in armonia con l’energia di questo mese. Ha tantissime proprietà e il suo succo bevuto a digiuno la mattina vale due caffè! Consigliatissima per la mente stanca e appesantita.

    Usate carote giovani e fresche, non pelatele, potete usare una spugna o uno spazzolino per togliere lo sporco, sciacquandole sotto l’acqua corrente. Il betacarotene è liposolubile, per essere assimilato avrà bisogno di una quota oleosa, potete mangiare della frutta secca, insieme alle carote crude o al succo di carota e aggiungere olio alle carote cotte. Con la cotture il betacarotene diventa più assimilabile, mentre nelle carote crude restano più disponibili vitamina C, Sali minerali e fibre.

    Questa radice ha tante proprietà, assunta come alimento serve per:

    • astenie
    • disturbi della crescita, demineralizzazione, rachitismo, carie dentarie
    • anemie
    • alcune insufficienze di acuità visiva
    • enterocoliti, infezioni intestinali, vermi, diarree, stipsi, praticamente regola l’intestino
    • ulcere gastroduodenali
    • emorragie gastrointestinali
    • colibacillosi
    • affezioni polmonari (tubercolosi, bronchiti croniche, asma)
    • scrofosi
    • reumatismo, gotta, calcolosi
    • aterosclerosi
    • insufficienze epato-biliari, ittero
    • insufficienza lattea nelle nutrici
    • dermatosi
    • prevenzione delle malattie infettive e degenerative
    • prevenzione dell’invecchiamento e delle rughe.

    Per uso esterno:

    • piaghe, ulcere, scottature, foruncoli
    • dermatosi (eczema, dermatosi squamose, impetigine del viso)
    • geloni, screpolature
    • epiteliomi (trattamento d’integrazione)
    • ascessi e cancro al seno (trattamento d’integrazione)

    MODO D’USO

    Succo di carota crudo, un bicchiere al giorno per via interna. Su viso e collo come antirughe, miscelato a qualche goccia di olio o crema.

    Carote cotte per regolare l’intestino, sia in caso di stipsi che di diarrea (in questo caso è meglio frullare le carote).

    Brodo di foglie e gambi di carota, rimineralizzate, da bere durante la giornata. Per i bambini si può miscelare ai cereali.

    Si può usare nei gargarismi in caso di afte e ascessi della bocca, in bagni e lavaggi per geloni e screpolature.

    Semi di carota, fare un infuso con un cucchiaino di semi per tazza d’acqua bollente. Stimolante, aperitivo e diuretico, emmenagogo e galattogeno.

    Carota grattugiata o cataplasmi di foglie fresche triturate o decotto su dermatosi, eritemi e altri problemi della pelle elencati sopra.

    Spero che questo articolo vi abbia dato suggerimenti utili. Se avete piacere condividetelo.

    Per consulenze personalizzate potete contattarmi tramite mail all’indirizzo pamelamoscardin@hotmail.it specificando la richiesta di consulenza.

    A presto!

    Pamela Moscardin

  • Vi aspetto sabato 28 marzo ore 15:00, in Sala Filanda, a Dorno (PV) per un workshop teorico ed esperenziale sul ritrovare il buon umore. L’evento è patrocinato dall’Auser Dorno e l’ingresso è a offerta libera.

    Per info e iscrizioni potete contattarmi al numero di telefono 328-3727916, tramite messaggio WathsApp o all’indirizzo mail pamelamoscardin@hotmail.it

  • Insieme ad anice e cumino, il seme di finocchio viene considerato una ”essenza calda”, usata fin dall’antichità per le sue virtù: riscaldante, antifermentativa e digestiva, aiuta inoltre il metabolismo. I soldati romani durante le lunghe marce ne consumavano in quantità per avere forza muscolare e inibire la fame.

    Il finocchio fresco (l’ortaggio) è indicato in tutte le diete, visto il suo scarso apporto calorico: 20 kcal per 100 gr di ortaggio. Le componenti principali del finocchio sono: sali minerali, vitamine A, B e C, fencone (sostanza contenuta nell’olio essenziale che ha un leggero effetto sedativo sul sistema neurovegetativo rilassando i nervi e facilitando la digestione). Se viene consumato crudo, per la ricchezza di cellulosa, favorisce il transito intestinale. Condito con poco olio e senza sale, aiuta il sistema linfatico a decongestionarsi eliminando le tossine dell’inverno.

    Il costituente principale dei semi del finocchio è l’anetolo, utile per chi soffre di pesantezza gastrica ed aerofagia. A tal proposito eccovi una “tisana pancia piatta”! Mettete in infusione 15 semi di finocchio e 2 di anice stellato in una tazza d’acqua bollente per quindici minuti. Filtrate e bevete dopo i pasti. Agevola anche l’eliminazione della ritenzione idrica e combatte l’alitosi.

    L’olio essenziale di finocchio contiene fitosteroli, ormoni vegetali che esplicano un’azione simile agli estrogeni. Utile per un ciclo mestruale doloroso e per regolarizzare un ciclo irregolare. Si aggiungono 2 gocce di o.e. in 1 cucchiaio di olio vegetale e si massaggiano sia l’addome (in senso orario) che la zona lombare. E’ inoltre un ottimo stimolante del sistema circolatorio e può essere utile a chi sta in piedi tutto il giorno e si ritrova la sera con caviglie gonfie e gambe doloranti. In questo caso è molto utile fare un pediluvio: preparare un catino di acqua calda, alta fino a coprire bene le caviglie. Aggiungere due belle manciate di sale e 5 gocce di o.e. di finocchio. Tenere i piedi in ammollo per 20 minuti, sciacquare, asciugare bene e infine massaggiare per qualche minuto i piedi con olio di jojoba risalendo fino alle ginocchia.

    Se questo articolo ti ha dato spunti interessanti condividilo con chi pensi possa trarne beneficio.

    Al prossimo articolo sul benessere psicofisico!

    Pamela

  • Agiamo subito per evitare: pressione alta; disturbi renali e dell’apparato urinario; vene varicose ed emorroidi; ritenzione dei liquidi, edemi agli arti inferiori, cellulite; mestruazioni scarse e dolorose. A fine articolo trovi una chicca super detox super facile da fare dall’11 al 17 febbraio!

    Rimettere a posto le acque è il compito d’elezione del mese di febbraio (soprattutto da metà mese) e delle prime due settimane di marzo.

    (Immagine di Elena Ticozzi Valerio)

    In natura, le temperature invernali iniziano ad alzarsi e la linfa delle piante, che durante l’autunno-inverno riposa nelle radici, si prepara a risalire verso le gemme. Tutti i trattamenti di pulizia e riequilibrio del sistema linfatico a febbraio e marzo funzionano meglio! Anche la depurazione delle acque del corpo è particolarmente indicata in questo periodo, puntando un’attenzione speciale a quella renale.

    Inoltre, dal 18 febbraio, inizia il periodo di purificazione e depurazione che precede la primavera. Per i cattolici è la Quaresima, ma anche nelle altre religioni e nella cultura pagana pre-cattolica è periodo di alleggerimento, digiuno, purificazione.

    Per tutta la Quaresima è molto efficace mangiare cibi semplici, cucinati freschi, non processati, evitando il più possibile la carne e riducendo le altre proteine animali, a favore di verdura, legumi, cereali in chicco e !frutta. Cenare un po’ prima, quando è possibile, e leggero, può considerarsi una specie di digiuno notturno che aiuta il corpo a depurarsi durante il sonno. Soprattutto se si accompagna la cena con tisane drenanti e depurative.

    Ma riportiamo l’attenzione sul ristagno dei liquidi! E’ a febbraio, col suo sole pallido e freddo che si compie l’ultimo e fondamentale atto di gestazione della natura, quello di riordinare le acque. L’energia vitale custodita nel grembo della terra nei freddi mesi di dicembre e gennaio, sta diventando acqua che si addensa sempre più per prepararsi al “parto” primaverile di marzo in cui la natura tornerà alla luce. E’ quindi un momento delicato in cui la terra riordina le acque per farle defluire nel modo migliore. Anche il nostro corpo, che vive lo stesso momento cosmico della natura, deve addensare i suoi liquidi prima dell’esplosione ormonale primaverile.

    Sistema linfatico e reni, ecco i due pilastri su cui verteranno i miei consigli.

    Il sistema linfatico:

    • mantiene l’omeostasi dei liquidi corporei raccogliendo il liquido interstiziale in eccesso tra le cellule e lo riporta nel circolo sanguigno, evitando gonfiori e ritenzione idrica.
    • Ospita, produce e trasporta i linfociti all’interno dei linfonodi, agendo da filtro contro virus, batteri e cellule tumorali.
    • Trasporta detriti cellulari, proteine e sostanze di scarto lontani dai tessuti.

    Va da sé che un sistema linfatico ben funzionante è necessario. Cosa possiamo fare per aiutarlo? Il sistema linfatico, rispetto a quello sanguigno arterioso, è superficiale nel corpo, di conseguenza trae beneficio dal linfodrenaggio e dai bendaggi. Il linfodrenaggio manuale è un pompage, ovvero movimenti dolci e cadenzati delle mani che spingono la linfa verso i linfonodi principali per facilitarne l’eliminazione. I bendaggi, quando la ritenzione dei liquidi diventa importante e/o patologica devono essere fatti da personale estetico o medico qualificato. Anche bagni e impacchi al sale sono efficaci, attivano in buon processo di detossinazione ed eliminazione dei liquidi. L’attività fisica regolare aiuta molto: camminate, nuoto, bicicletta, ecc. L’importante che non sia eccessivamente pesante, traumatica su muscoli e articolazione e crei infiammazione.

    Un rimedio naturale d’elezione è la linfa di betulla, assunta sottoforma di gemmoterapico o tintura, per le prossime 4-6 settimane è in grado di depurare l’organismo e drenare. I suoi campi d’elezione sono: cellulite, sovrappeso, ritenzione idrica, iperuricemia, forme degenerative dell’apparato osteoarticolare. Da sola è un ottimo prodotto, ma può essere associata ad altri gemmoterapici o tinture che ne rafforzino e completino l’azione, in base al terreno costituzionale della persona e gli obiettivi da raggiungere. Per chi è allergico alle betullacee ovviamente non va bene.

    I reni sono organi vitali:

    • Filtrano e depurano costantemente il sangue, rimuovono: urea, creatinina e farmaci grazie alla produzione di urina.
    • Hanno azione di regolazione idro-elettrolitica, mantenendo il corretto bilancio di: acqua, sodio, potassio, calcio e fosforo.
    • Controllano la pressione arteriosa. Producono l’enzima renina e regolano il volume sanguigno.
    • Hanno funzione endocrina. Producono l’ormone eritropoietina che stimola il midollo osseo a produrre globuli rossi, convertono la vitamina D nella sua forma attiva.
    • Regolano il PH del sangue, eliminando ioni di idrogeno e riassorbendo bicarbonato.

    Cosa possiamo fare per il buon funzionamento renale? Innanzitutto coprirli bene, perché non amano il freddo. Idratarli sia bevendo liquidi che assumendo verdure e frutta. Vanno privilegiati liquidi tiepidi o caldi (tisane, infusi, acqua tiepida), l’acqua andrebbe masticata prima di essere deglutita, ti sembrerà pazzesco ma la rende più digeribile! Se non vuoi masticarla, in commercio ci sono dei tubetti di ceramica probiotica che purificano e vivificano l’acqua e inseriti nella bottiglia la rendono più leggera e digeribile.

    Tra le tante piante che aiutano i reni, quella che è sempre stata usata da me, mia mamma e mia nonna, ha quindi un’efficacia dimostrata da ben tre generazioni, è la radice di gramigna. Nonna Bruna e poi mio padre, la raccoglievano fresca, io mi devo accontentare di quella già essiccata che acquisto in erboristeria, spesso la faccio miscelare con altre piante sinergiche. La gramigna ha proprietà diuretiche, antinfiammatorie e depurative delle vie urinarie. Il suo rizoma, ricco di triticina, sali minerali e mucillagini, aiuta a contrastare: cistiti, infezioni urinarie, calcoli renali, tosse, gotta e dolori reumatici. Inoltre sgonfia! Ne è sconsigliato l’uso in caso di edemi dovuti a insufficienza renale o cardiaca e in presenza di squilibri idroelettrolitici, ciò a causa della sua potente azione diuretica. Si può assumere sottoforma di decotto, che io prediligo in quanto ci permette di bere di più o sottoforma di tintura. Provala per una settimana!

    Concludo questa serie di consigli con una detox veloce e potente, facile e adatta a tutti!

    SETTE LIMONI LAVANO IL SANGUE

    Dal 10 al 17 febbraio. Procurati 7 limoni! E usali al mattino a digiuno, miscelandoli ad un po’ d’acqua.

    1° giorno: spremi e bevi il succo di mezzo limone.

    2° giorno: spremi e bevi il succo di un limone.

    3° giorno: spremi e bevi il succo di un limone e mezzo.

    4° giorno: spremi e bevi ancora il succo di un limone e mezzo.

    5° giorno: spremi e bevi il succo di un limone.

    6° giorno: spremi e bevi ancora il succo di un limone.

    7° giorno: spremi e bevi il succo di mezzo limone.

    Il succo di limone, se assunto a digiuno, perde la sua azione astringente per diventare drenante. Inoltre disinfetta l’apparato gastroenterico, il suo sapore è acido, ma nello stomaco ha funzione alcalinizzante, ottimo per gastrite e reflusso. Ricco di vitamina C, potassio, acido citrico e antiossidanti. E’ un antibatterico naturale, rafforza le difese immunitarie, abbassa il colesterolo cattivo. Insomma è un toccasana!

    Spero che questo articolo ti sia utile! Se hai piacere condividilo con chi pensa possa beneficiarne.

    A presto!

    Pamela Moscardin

  • In queste ultime settimane le richieste di aiuto e consigli riguardo a cervicalgie, mal di schiena, cefalee e dolori articolari sono aumentate esponenzialmente, complice il freddo invernale e l’alimentazione delle Feste Natalizie. Entriamo nello specifico del problema e vediamo quali strategie possono aiutare.

    Capire la causa del dolore e da dove parte realmente

    1. Quale zona muscolare o articolare del corpo ti fa male?
    2. Hai fatto esercizi fisici (ad esempio i pesi in palestra), attività lavorative (un trasloco?) particolarmente intensi rispetto al solito stile di attività quotidiana oppure movimenti inusuali? Perché quando fa freddo la muscolatura resta più facilmente irrigidita e sarebbe utile fare qualche minuto di stretching per prepararla al lavoro fisico. Hai preso un colpo di freddo? O, al contrario, hai una postura viziata dovuta al lavoro o a come ti rilassi davanti alla televisione? Se la tua risposta è NO valutiamo ulteriori possibilità.
    3. Hai dolore alla cervicale, ma a livello articolare è tutto a posto? Non ci sono protusioni, schiacciamenti vertebrali, ernie? Allora ti chiedo: come sta lo stomaco? Hai bruciori ricorrenti? Soffri di reflusso? Hai l’ernia iatale? Provi spesso ansia, nervoso, paura? Perché spesso cervicale e stomaco si trovano incastrati in una relazione tossica, se così vogliamo chiamarla. Lo stomaco si riempie di tensioni e acidità e queste salgono fino al collo infiammandolo e irrigidendolo. Anche spalle e scapole possono risentire delle infiammazioni allo stomaco oppure di un fegato affaticato. Per quanto riguarda il dolore lombare, se non ci sono cause muscolo-articolari specifiche si può valutare l’intestino. Evacui tutti i giorni? Come sono consistenza e odore delle feci? Soffri di disbiosi intestinale? O hai altre problematiche all’intestino? Perché un intestino infiammato estende l’infiammazione anche ad alcune zone della schiena, come ad esempio i lombi, alle anche e perfino alle ginocchia. A livello emotivo l’intestino si fa carico della rabbia, della rabbia profonda e antica fatta di tanta delusione verso le persone che ami di più e dalle quali non riesci ad allontanarti o difenderti o ricevere. Fatta di tutte le situazioni in cui hai dato tanto e ricevuto quasi niente, una rabbia che non credi neppure di provare. Inoltre uno stile di vita sregolato con poche ore di sonno e un’alimentazione ricca di cibi raffinati e processati, affatica e infiamma tutto il corpo, muscoli e articolazioni comprese.
    4. Soffri di allergie o intolleranze? Perché se assumi del cibo, magari anche quotidianamente, che il tuo corpo non tollera, è facile che ti venga mal di testa, gonfiore addominale, problemi intestinali e si anche dolori muscolo-articolari. Il corpo ti sta comunicando che è intossicato, non sottovalutare questi segnali.
    5. Ci sono altre possibili cause, ma già con le domande che ti ho scritto sopra hai un quadro più ampio della tua possibile situazione. Ora valutiamo alcune strategie utili!

    Che strategie puoi adottare per stare meglio e/o guarire?

    Qui entra in gioco la tua voglia di sentirti bene e di quanto sei disposto a fare per te stesso.

    Per i dolori muscolo-articolari ci sono diversi rimedi naturali molto efficaci, oltre ad inserire un po’ di allungamento muscolare settimanale per mantenere il tuo corpo elastico ed efficiente, valuta lo stretching, lo yoga, il tai chi, il chi kung, ma anche il nuoto e le camminate:

    Caldo e sudore. Se hai preso un colpo di freddo oppure la tua muscolatura è spesso rigida e affaticata potrebbe essere utile per te fare delle saune. La sauna scalda profondamente il corpo e attraverso il sudore butti fuori tossine e riduci l’infiammazione. Se hai problemi di pressione alta o sei cardiopatico, punta al bagno turco, che ha temperature più basse. Bastano pochi minuti.

    Oppure puoi fare degli impacchi caldi di sale. Il sale ha la capacità di attirare all’esterno i liquidi e le tossine, rilassa la muscolatura, disinfiamma. Sul mio canale YouTube trovi un video specifico sul trattamento al sale rosa, in cui, oltre a raccontarti come lo eseguo sui miei clienti, ti spiego come fartelo a casa. Anche un bagno caldo col sale ti può aiutare.

    Massaggi. Sarò di parte, ma un bel massaggio quando ci si sente irrigiditi e contratti è un toccasana! Alcune contratture vanno sciolte manualmente, inoltre il massaggio attiva la detossinazione del corpo, migliora la circolazione sanguigna e linfatica, elimina acido lattico e dolore, migliora la postura, rilassa il corpo e la mente.

    Riposo. Questa è la base! Prima di tutto è inverno e il corpo, che è anche natura e biologia, ha bisogno di seguire i ritmi stagionali e fisiologici per stare bene, per rigenerarsi. In inverno è necessario riposare di più quindi sistema il tuo stile di vita, le ore di sonno e organizza gli impegni di modo da avere tempo per riposarti. Spesso mi chiedono qualche prodotto che possa dare più energia, pompare di più il corpo e la mente… ma la soluzione non è eccitare il corpo o riempirlo, è togliere, è andare all’essenziale ed è anche avere il coraggio di attraversare il disagio che emerge quando ci si ferma e si crea tempo per fare nulla…

    Pomate e oleoliti da spalmare sulla muscolatura dolente. A base di arnica, canfora, artiglio del diavolo, iperico, oli essenziali di lavanda e rosmarino. Possono aiutare ad alleviare dolore e infiammazione. L’oleolita di iperico è ottimo per i nervi. L’olio essenziale di lavanda aiuta anche la cefalea, può essere massaggiato puro sulle tempie (1 goccia per lato) e annusato spesso. Se di origine biologica può essere assunto per bocca con un cucchiaino di miele (1-2 gocce).

    Se pensi che i dolori muscolo-articolari dipendano dall’infiammazione di stomaco, fegato o intestino, posso consigliarti di prendere dei probiotici ceppo specifici di origine umana e di ultima generazione che sono estremamente efficaci nell’abbassare lo stato infiammatorio di tutto il corpo e in particolar modo dell’intestino. Alzano le difese immunitarie, abbassano la carica batterica e virale, sintetizzano le vitamine aiutano e sostengono gli organi. Poi ci sono tanti altri prodotti naturali che possono aiutare. Ad esempio il gemmoterapico Ficus Carica lavora sull’asse cervicale-stomaco. Se vuoi alleggerire il fegato prova la tintura di tarassaco oppure una tisana a base di carciofo, tarassaco e cardo mariano, l’olio essenziale di rosmarino che oltre a lavorare sul fegato è ottimo per il mal di testa.

    Se soffri di allergie e intolleranze è importante che eviti di assumere le sostanze che il tuo corpo non vuole, altrimenti si crea una costante infiammazione che può anche non dare sintomi o segni evidenti nell’immediato, ma che apre la strada a patologie infiammatorie e degenerative anche gravi. Data questa importante precisazione, i probiotici di ultima generazione sono eccezionali nel sostenere il corpo da contaminazioni di allergeni soprattutto grano e latticini. Chi è celiaco o intollerante a glutine, a grano e/o latticini può seguire profilassi di sostegno per evitare cefalee, gonfiori, infiammazioni sia agli organi che all’apparato muscolo-articolare.

    Spero che questi consigli ti possano essere stati utili, trovi tanti altri consigli sulla mia pagina Facebook “Naturopatia e Massaggi di Pamela Moscardin”, sul mio canale Youtube, sul mio canale Telegram, iscriviti se hai piacere. Inoltre se vuoi approfondire l’argomento e vuoi una consulenza personalizzata, con posologie specifiche, contattami tramite mail, specificando la tua richiesta di consulenza, all’indirizzo pamelamoscardin@hotmail.it.

    A presto!

    Pamela

  • E se vuoi puoi progettualizzare con me, durante l’evento che ho creato per l’Oasi Santa Giuliana, proprio il 18 gennaio a Dorno (PV).

    Il 18 gennaio ci sarà la prima Luna nuova dell’anno, in Capricorno, primo segno zodiacale dell’inverno, elemento terra, legato alla progettualità concreta, che possa effettivamente realizzarsi. Saturno è il suo governatore, pianeta legato alla responsabilità, all’impegno, al concentrarsi e focalizzarsi sull’obiettivo eliminando il superfluo e gli intralci. E’ proprio nell’inverno gelido e spoglio in superficie che possiamo fecondare la nostra terra interna con semi che rappresentano intenti e progetti. Sotto l’imprinting della prima Luna nuova dell’anno, in questo 2026 la cui somma numerica fa 1, rappresentando simbolicamente l’inizio di un nuovo ciclo novennale, i semi respireranno e si nutriranno delle qualità del Capricorno fino alla loro germinazione/manifestazione che avverrà 6 mesi dopo, con la Luna piena in Capricorno del 29 giugno. E’ quindi il 18 gennaio il primo vero giorno del nuovo anno.

    Saturno a febbraio, Nettuno verso fine gennaio, entreranno in Ariete, primo segno zodiacale della ruota dei dodici, legato alla primavera, all’elemento fuoco e all’azione. L’ariete è colui che crea nuovi sentieri li dove ancora non esistono. Quindi i giorni vicini alla Luna nuova (17-18-19 gennaio) rappresentano il momento perfetto per individuare progetti e prepararsi ad agire per creare il percorso efficace a concretizzarli.

    Come racconta l’astrologo Simon and the Stars, il Capricorno è il segno per eccellenza, parlando di archetipi, che aiuta ad agganciare un’ambizione e creare una strategia per raggiungerla. Il Cielo in cui si forma questa Luna nuova è propizio, tanti pianeti a favore, che la sostengono! Marte e Mercurio in Capricorno, Venere e Plutone in Acquario, Saturno e Nettuno negli ultimi gradi dei pesci, Urano in Toro:

    • progettualità del Sole, che invia il suo messaggio tramite la Luna;
    • emotività ed istintività della Luna;
    • pensiero, ragionamento e idee di Mercurio;
    • spinta, assertività e coraggio di Marte;
    • capacità di relazione ed equilibrio di Venere.

    Ti ho convinto che è il momento propizio per aprire il cassetto dei desideri e dei talenti?

    Proprio il 18 gennaio ho organizzato un evento all’Oasi Santa Giuliana di Dorno (PV). Terrò una meditazione di gruppo molto speciale, ispirata alla Luna nuova in Capricorno, ed attraverso esercizi e tecniche mirate andremo a individuare il “seme/progetto” da nutrire per i prossimi 6 mesi.

    Vuoi partecipare all’evento? Puoi contattare Laura (la proprietaria dell’Oasi) al tel. 339-3785199. Tra l’altro, oltre la meditazione ci sono altre cose bellissime:

    • il tour dell’Oasi, dove conoscerai i tanti animali che ci abitano e la loro storia;
    • una piccola conferenza ricca di consigli naturali e stagionali per affrontare al meglio l’inverno;
    • l’aperitivo vegetale, cucinato da Laura che è bravissima! Focaccia, torta salata, insalate, dolci…

    L’evento inizia alle 14:30 e partecipando sosterrai l’Oasi e la vita degli animali che ci abitano (chiediamo un’offerta di 30€ per tutto l’evento che dura circa 3 ore e mezza). E’ un evento aperto a tutti, anche alle famiglie con bambini (che possono fare anche solo il tour dell’Oasi, dura 1 ora e in questo caso è a offerta libera).

    Ovviamente porterò il mio grande tamburo, tanto amato da chi partecipa ai miei incontri di Tecniche corporee e Meditazione, le campane tibetane e… il resto lo scoprirai se vieni! Ti aspetto.

  • Le energie stagionali sono raccolte all’interno o sotto terra, nella fase di riposo che precede la nuova esplosione primaverile. Sul piano psicosomatico, il freddo invernale può portare a:

    • contrazione muscolare,
    • rigidità articolare,
    • infiammazioni e dolori,
    • rimuginio mentale,
    • abbassamento dell’umore,
    • melanconia.

    Le parti della pianta che vengono utilizzati maggiormente durante l’inverno sono: semi, rizomi, bulbi, radici, tuberi, balsami.

    Nella prima parte dell’inverno, quando c’è maggior umidità, si utilizzano piante che aiutano a fare prevenzione:

    • modulare il sistema immunitario,
    • fluidificare il sangue,
    • elasticizzare la cute,
    • disinfiammare.

    Per questi scopi, si possono utilizzare l’ARTIGLIO DEL DIAVOLO che lavora bene sulle articolazioni, sui dolori reumatici e nevritici. L’EQUISETO con le sue proprietà diuretiche e mineralizzanti, ricco di silicio rafforza ossa, unghie, denti, capelli, pelle. Protegge e ripara il tessuto connettivo, l’apparato renale, i vasi sanguigni. L’EUCALIPTO che è antisettico, antibatterico e antiputrido, aiuta nella sinusite, nell’asma e in tutti i processi infiammatori ed infettivi dell’albero respiratorio. Benefico anche per l’apparato urinario e il diabete.

    Nell’avanzare dell’inverno, quando subentra il gelo, il freddo secco, si utilizzano erbe e piante che hanno un effetto curativo:

    • scaldare,
    • elevare il tono dell’umore,
    • mineralizzare.

    Possiamo orientarci su tre piante: l’ELEUTEROCOCCO che ha proprietà antinfiammatorie, stimola il sistema immunitario, stimola la memoria, è ipoglicemizzante, regola la pressione sanguigna e l’albero circolatorio in generale. Il TIGLIO che ha azione emolliente sulle vie respiratorie, utile in caso di catarro e tosse. Aumenta la sudorazione, giova in tutti i disturbi che “strapazzano” il sistema nervoso, aiuta nell’irrequietezza e agevola il buon sonno. Aumenta la fluidità del sangue giovando nell’arterosclerosi. L’UVA URSINA, classico antinfiammatorio e antisettico delle vie urinarie, calma il dolore continuo della minzione, ha azione batteriostatica sui Gram+. Si utilizza anche per la ritenzione di urina, nelle uretriti, nel catarro della vescica ed è utile nelle diarree.

    Ḕ importante ricordare che le piante possono interagire con i farmaci, possono non essere adatte ai bambini o in gravidanza. Ḕ consigliato chiedere al proprio erborista o naturopata di fiducia se sono idonee.

    INFUSO PER CISTITE E PROBLEMI ALLE VIE URINARIE

    Per questo articolo ho scelto di proporvi una tisana adatta ai problemi urinari e alla cistite, inquanto ho diverse richieste di aiuto per cistiti da freddo e non. Utile anche per i calcoli renali.

    Fondamentale è l’assunzione di probiotici, sia a livello orale che a livello vaginale, perché i batteri che provocano la cistite sovente arrivano da un intestino in disbiosi. Bere molto aiuta a ripulire le vie urinarie, vi scrivo questo infuso che contiene erbe sinergiche fra loro: uva ursina (foglie) + gramigna (radici), + mirtillo rosso. Aggiungere 4 cucchiaini di questa tisana ad 1 litro di acqua bollente, lasciare in infusione per 15 minuti, filtrare e bere durante la giornata. Per 10-15 giorni. Non superare le dosi consigliate.

    Approfitto di questo articolo per augurarvi BUON ANNO! Che il vostro 2026 sia ricco di gioia e serenità!

    Se avete bisogno di una consulenza personalizzata potete scrivermi all’indirizzo mail: pamelamoscardin@hotmail.it specificando la richiesta di consulenza. Mi trovate anche sui canali social, se avete piacere aiutatemi a diffondere i consigli sul benessere psicofisico.

    Cari saluti

    Pamela

  • Le piante officinali sono da sempre patrimonio dell’umanità. Dai reperti archeologici si sa che l’uomo di Neanderthal faceva uso terapeutico delle piante. I Cinesi hanno conoscenza del loro utilizzo dall’8000 a.c. Antica è anche la tradizione indiana che risale a 4.500 anni fa, quando fu scritto il Rig Veda, il primo dei quattro Veda, i libri della saggezza. Anche in occidente le origini risalgono a migliaia di anni fa. La mitologia greca ricorda Esculapio, dio della medicina, come promotore dell’uso medicinale delle piante. Il suo bastone è ancora oggi utilizzato come simbolo della medicina e delle farmacie. In Egitto la pratica erboristica è documentata dal “Papiro d’Ebers” risalente al 1550 a.c., in cui sono citate 160 piante ancora presenti nelle Farmacopee occidentali: assenzio, melograno, calamo, aloe, finocchio, aneto, meliloto, ecc. Anche gli Ebrei ne apprezzavano le proprietà, tanto che nella Bibbia sono citate diverse piante con indicazione d’uso, ad esempio l’issopo citato nel salmo 50. La lista di personaggi che hanno lasciato una impronta indelebile sulle proprietà delle piante è ancora lunga, abbiamo Ippocrate e Dioscoride per la Grecia, Plinio e Galeno per i Romani, Avicenna e Averroè per gli Arabi che ebbero il merito di portare in occidente le conoscenze orientali. Il Medio Evo fu un periodo pregno di conoscenza non solo nell’uso delle piante, ma anche nella cultura e nelle scienze, grazie ai Benedettini con la Scuola Salernitana, a S. Ildegarda di Bingen e S. Alberto Magno. Nel Rinascimento abbiamo Mattioli, autore dei “Commentari Dioscoridem” testo usato fino al 1700 per l’elaborazione dei farmaci. Rivoluzionaria fu l’opera di Paracelso che bruciò a Basilea i testi di Dioscoride ed Avicenna dando inizio alla farmaco-chimica. Paracelso, a cui si deve la teoria della signatura delle piante (ad esempio i gherigli di noce assomigliano al cervello umano ed infatti le noci sono ottime per il sistema nervoso) può essere considerato il primo chimico della storia per la sua definizione della scienza Spagyrica volta alla ricerca dell’elemento chimico essenziale: la Quintessenza. Da lui nacque la scuola degli Alchimisti e la separazione da medicina, farmacia ed erboristeria. Con Morgagni, nel 1700, si gettano le basi della scienza moderna. A lui si deve la classificazione degli organi umani, con l’individuazione della patologia specifica. Successivamente Virchow, patologo etnologo e antropologo, rivoluzionò la scienza individuando la patologia delle cellule e pubblicando il “Trattato di patologia generale”. Con lui passiamo dall’organo alla cellula e alle sue parti per giungere alle catene metaboliche e ai corpuscoli intracellulari. Da qui inizia la ricerca del principio attivo puro, che intervenga sulla patologia della cellula, l’estrazione del principio attivo dalla droga vegetale e l’elaborazione del prodotto di sintesi.

    Nasce il mito della molecola e da qui nasce la FITOTERAPIA con l’utilizzo del fitofarmaco, ovvero del principio attivo estratto sì dalla pianta, ma isolato e sintetizzato, reso stabile e perfettamente dosabile, un farmaco a tutti gli effetti anche se parte da un vegetale e non è creato in laboratorio. Farmaco con pregi e difetti come possono essere le intolleranze e allergie al principio attivo, le interazioni con altri farmaci o con cibi o con altre sostanze, le intossicazioni.

    Da questo momento l’ERBORISTERIA è progressivamente abbandonata dalla scienza ufficiale e rimane relegata nella tradizione popolare. Essa utilizza il fitocomplesso, ovvero diverse parti della pianta insieme. Associa più droghe fra loro, come nelle tisane che sono composte da più piante, questo crea un effetto di sinergismo/antagonismo, ovvero alcune proprietà vengono potenziate ma allo stesso tempo alcune sostanze presenti nelle piante possono neutralizzare eventuali effetti collaterali. Ricordo che durante la mia adolescenza assumendo l’aspirina avevo avuto effetti collaterali, mentre assumendo il decotto di corteccia di salice (da cui si estrae l’acido salicilico) non avevo avuto problemi. Nella corteccia erano contenute sostanze che neutralizzavano gli effetti per me tossici del principio attivo isolato. L’erboristeria considera il corpo umano come un’unità e non solo come un insieme di cellule. Rafforza il terreno di base, ovvero la costituzione psicofisica della persona partendo dalla prevenzione di eventuali patologie. Considera la periodicità e la consuetudine dell’assunzione dei fitocomplessi, in funzione del proprio organismo, in rapporto con l’ecosistema in cui la persona è inserita, tenendo conto della stagionalità delle erbe e delle abitudini alimentari.

    Dopo che avete letto un accenno sulla storia dell’utilizzo delle erbe e sulla differenza tra principio attivo e fitocomplesso, quando scegliere l’uno o l’altro? E come orientarsi sulla miriade di prodotti in commercio?

    1 – Partiamo dall’osservazione:

    • capire qual è il proprio terreno costituzionale di base, quali sono gli organi più sensibili, che accumulano infiammazione e tensioni.
    • Qual è il periodo dell’anno in cui si è più delicati a livello di salute e nel gestire lo stress. La stagione, in cui si enfatizzano i disturbi psicofisici. Ad esempio, con l’arrivo dell’autunno a me aumenta l’acidità gastrica.
    • Lo stile di vita: tipo di lavoro, impegni settimanali, qualità e quantità del sonno, che cibo mangio e in che orari, se faccio attività fisica, ecc.
    • Allergie e intolleranze, se dovete assumere dei farmaci, se avete patologie croniche.

    Questi sono spunti importanti per iniziare ad osservarsi, a capire come si funziona, quando si funziona meglio e quando si è in difficoltà.

    2 – Puntiamo sulla prevenzione:

    • Dopo aver valutato quali sono gli organi e apparati più sensibili e il periodo stagionale più difficile, ogni anno possiamo organizzarci per integrare nel proprio stile alimentare quotidiano tisane, vitamine, sali minerali, probiotici e tutti quei prodotti erboristici naturali che possono rafforzare il terreno di base attraverso un’assunzione costante e più lunga rispetto al farmaco.
    • Sempre valutando che andranno assunti per un certo periodo e non per sempre, in base al livello di impegni e di stress che potrebbe variare di anno in anno, in base alla stagione in cui un’erba è più adatta rispetto a un’altra.
    • Dobbiamo tenere in considerazione anche i tempi di azione. Chi non assume mai farmaci o li assume raramente, segue un buon stile alimentare e ha una buona salute, trarrà velocemente beneficio dai prodotti erboristici. Saranno integrazioni di durata inferiore. Mentre chi assume costantemente farmaci che siano allopatici o fitofarmaci, mangia cibi di cui è intollerante, ha spesso un’alimentazione sregolata e infiammante, allora i prodotti erboristici ci metteranno più tempo ad agire e si dovrà partire con il depurare gli organi emuntori. In questo caso avere tenacia e pazienza è vincente.

    3 – La cura

    Se la prevenzione non è stata sufficiente, è giunto il momento di puntare ai singoli principi attivi, tenendo ben presente che sono farmaci a tutti gli effetti e che:

    • vanno dosati correttamente,
    • abbinati correttamente,
    • assunti per il giusto tempo,
    • nel tempo possono variare e anche nelle stagioni.

    Se questo articolo vi ha incuriosito vi invito ad approfondire la conoscenza del meraviglioso mondo dei rimedi naturali, a provarli. Soprattutto i prodotti erboristici considerati fuori moda e lenti, ma che invece sono preziosi e validi per il nostro benessere psicofisico.

    Se volete una valutazione personalizzata del vostro terreno costituzionale e dei rimedi naturali più adatti a voi potete contattarmi tramite mail scrivendo a pamelamoscardin@hotmail.it.

    Se volete leggere approfondimenti e altri contenuti sul benessere psicofisico iscrivetevi alla newsletter di questo sito. Sul sito trovate già articoli che parlano nel dettaglio di prodotti naturali utili al nostro benessere.

    Mi trovate anche su Facebook alla pagina “Naturopatia e Massaggi di Pamela Moscardin” ricca di contenuti che negli anni ho già pubblicato, su Instagram e YouTube.

  • Il diaframma è il principale muscolo respiratorio del nostro corpo, ha la forma di una cupola e divide il torace dall’addome. Non solo è fondamentale per la nostra sopravvivenza ma è come se fosse un diario nel quale registriamo gli accadimenti della nostra vita che si susseguono col respiro. Possono essere accadimenti fisici come un colpo di frusta alla cervicale o emotivi come uno spavento. E restano registrati, anche per anni, se il muscolo diaframmatico non si libera.

    Quando massaggio il diaframma del cliente, liberando la danza del respiro, a catena si sbloccano anche gli altri diaframmi (pelvico, stretto toracico, suture craniche), i visceri si rilassano, fegato, cistifellea, milza, utero e vescica riprendono il loro giusto spazio, i muscoli del tronco del collo e della testa si ammorbidiscono, il corpo si ossigena, la mente si calma. Il primo respiro, dopo lo sblocco, è così piacevole, rilassante e allo stesso tempo ampio e potente, ci ricorda che c’è forza e vita in noi.

    L’energia torna a circolare nel corpo e se ci sono emozioni sopite, trattenute, nascoste, demonizzate possono risalire dalla profondità dei nostri visceri come un drago impetuoso, passando dal torace tornato ampio ed emergendo dalla gola e allora ecco il pianto liberatorio e le lacrime che purificano e alleggeriscono la mente. Finalmente abbiamo fatto spazio per il nuovo, finalmente abbiamo lasciato andare. Una mente sempre carica di pensieri, di ansia e preoccupazioni, che non è mai radicata nel momento presente ed allora il respiro è sospeso e il diaframma trattenuto perché la respirazione è controllata dal sistema nervoso autonomo, avviene al di là della nostra consapevolezza, di conseguenza la nostra attenzione è sempre rapita da altro e concentrarsi sul respiro diventa allora un atto di volontà e ascolto.

    Il diaframma si abbassa durante l’inspirazione, lasciando maggior spazio ai polmoni che si riempiono di aria. Scendendo preme verso il basso i visceri, i vari organi addominali e pelvici, la pancia si gonfia. Durante l’espirazione il diaframma risale, l’addome si sgonfia, la cassa toracica si restringe, le scapole si distanziano, i polmoni si svuotano. Questo costante movimento del diaframma crea un massaggio agli organi interni, tonifica la muscolatura addominale e pelvica prevenendo il prolasso a vescica, utero e ano o migliorandolo se già presente.

    Il movimento diaframmatico favorisce l’ossigenazione, la digestione, la peristalsi intestinale, calma il battito cardiaco, rilassa i muscoli e la mente. Rafforza la muscolatura addominale e pelvica, prevenendo o riducendo il gonfiore addominale e il grasso viscerale. Previene o diminuisce il prolasso addominale e pelvico.

    Cosa possiamo fare per farlo funzionare al meglio? Respirare!

    Ci sono tanti esercizi di respirazione che propongo durante le mie sessioni di gruppo di tecniche corporee e meditazione, in questo articolo ve ne spiego due, molto semplici, che funzionano bene.

    Respiro contando

    Un modo furbo per zittire la mente e concentrarsi sul respiro è quello di contare. Questa respirazione è ottima per rilassare chi ha la testa carica di pensieri.

    Assumi una posizione comoda, in piedi o seduta, le spalle e il mento sono rilassati, importante è che la schiena sia dritta affinché il diaframma sia libero di muoversi. Mani lungo i fianchi se sei in piedi, sulle gambe se sei seduto. Inspira dal naso contando mentalmente fino a 4, espira dal naso contando mentalmente fino a 6. Fai un minuto di respirazione e se vuoi ripetilo durante la giornata. Con l’allenamento potrai aumentare il conteggio inspirando fino a 10 ed espirando fino a 12.

    Respiro in 4 tempi

    Assumi una posizione comoda, che sia seduta o in piedi, schiena dritta, spalle e mento rilassati. Le mani lungo i fianchi o sulle gambe oppure puoi tenerle ai lati dell’ombelico. Inspira, trattieni l’aria qualche secondo, espira, resta in vuoto d’aria qualche secondo e ripeti i 4 atti respiratori per un minuto. Anche questo esercizio se vuoi puoi ripeterlo più volte durante la giornata. Ottimo per sciogliere la rigidità muscolare oltre che per calmare la mente.

    Quando il respiro non basta?

    Mi è capitato più volte di trattare diaframmi troppo dolenti, troppo rigidi, troppo carichi, in questo caso utilizzo delle tecniche manuali di sblocco del muscolo o, se il dolore è troppo forte, utilizzo la vibrazione e il suono delle campane tibetane e la vibrazione di un diapason accordato a 128 Hz. Perché, quando il disagio è profondo e la tensione è diventata un’armatura, ci vuole dolcezza, pazienza e rispetto. La vibrazione penetra nelle fasce muscolari come una delicata carezza che invita a lasciarsi cullare, gli armonici delle campane tibetane abbracciano la mente che finalmente riposa.

  • Il processo di guarigione non riguarda solo la malattia organica, ma anche il dolore e la sofferenza che si prova in un lutto, in una separazione affettiva, nella perdita di qualcosa di importante. Quando siamo immersi nella difficoltà e nella sofferenza, non siamo colpiti solo noi, ma anche i nostri cari che siano familiari o amici, anche se in modo differente. E allora succede che alle nostre idee e aspettative di guarigione, di risalita, si sommano quelle degli altri.

    Cosa dobbiamo fare per proteggerci dalle interferenze degli altri? Come comportarsi per aiutare una persona a noi cara che soffre ed è in difficoltà? Vi do il mio punto di vista frutto delle mie esperienze personali e dei vent’anni di formazione e attività nel campo del benessere psico-fisico-emotivo ed anche qualche “chicca”, qualche suggerimento di rimedio naturale che aiuti ad attraversare meglio la difficoltà di chi vive in prima persona l’evento sofferente e di chi gli è vicino.

    Il primo passo su cui focalizzare l’attenzione è la fretta. Abbiamo fretta di guarire, abbiamo fretta di superare il dolore, la tristezza, perché fa male, perché ci ostacola che abbiamo già tante cose da fare e da gestire. All’esistenza, al nostro corpo, la nostra fretta non interessa. Ci sono delle leggi biologiche che regolano il funzionamento dell’ecosistema Pamela, Claudio, Elisa, Giovanni, ecc. processi organici, psicologici, emotivi ed energetici di cui neppure siamo consapevoli, o lo siamo solo in minima parte. Se osserviamo un animale malato, la prima cosa che fa è mettersi al riparo, in un posto sicuro, silenzioso, tranquillo dove non venga continuamente disturbato e riposa tutto il tempo che gli è necessario fino a quando si sente meglio. Quanti di noi si permettono di farlo quando stiamo soffrendo o siamo malati? O è più comodo anestetizzare tutto con farmaci, impegni, uscite e proseguire la propria esistenza come se niente fosse? Il problema non è l’antinfiammatorio o l’antidepressivo che si assumono, ma il dolore fisico o emotivo vanno considerati e attraversati nella loro interezza, certo con gli aiuti giusti che siano farmacologici e/o psicologici o di altro tipo, ma è importante, anzi, fondamentale, ritagliarsi spazio e tempo per guarire, da qualunque cosa ci stia succedendo. E il tempo che ci mettiamo non lo decidiamo noi con la mente, men che meno gli altri, lo decidono quelle leggi interne di cui vi ho accennato sopra, leggi che se non seguite, ma ostacolate o deviate possono portare a conseguenze ben più gravi.

    Mi rivolgo a te che stai attraversando una malattia, un dolore, una sofferenza, ti scrivo qualche suggerimento di azioni utili, che ho imparato a fare:

    • La pazienza. Permettiti di dedicare tempo e spazio alla tua sofferenza.
    • La gentilezza. Sii gentile con te stesso, con le tue difficoltà e limiti attuali. Non sei stato sempre così male e sicuramente hai già superato prove e difficoltà e dimostrato il tuo valore in altre occasioni. Ora concediti la morbidezza di un tuo stesso abbraccio, del riposo, della tranquillità, del prenderti cura di te, dell’amarti.
    • Il coraggio. Di chiedere aiuto se la tua malattia è insidiosa e la tua sofferenza grande, di farti supportare da un professionista, di non fare tutto da solo perché il processo di guarigione a volte costa davvero tanta energia e quando si è immersi nella difficoltà non sempre si riesce a mantenere lucidità e consapevolezza dei passi da fare. Chiedere aiuto non è sinonimo di debolezza, ma di maturità e buon senso.
    • La resilienza. Quando familiari, parenti e amici diventano invadenti e insistenti coi loro consigli su come devi gestire il tuo periodo di difficoltà, quando invadono il tuo spazio di quiete e guarigione perché hanno bisogno di te (sovente bisogni non reali, ma solo l’abitudine che fai tu le cose per loro o li aiuti) è importante mettere dei “paletti” antinvasione, dire dei NO, allontanarti da loro per un po’ se proprio non demordono sia fisicamente che coi mezzi di comunicazione come può essere il cellulare.
    • Essere all’altezza. La malattia, il lutto, il dolore, la sofferenza che stai vivendo e attraversando, hanno una funzione complessa. Puoi farti scoraggiare e opprimere oppure puoi vedere la situazione come una “chiamata” della vita. È il momento giusto per fare il punto della situazione, vedendo come stai vivendo, dove stai andando, quali sono le tue necessità e priorità, i tuoi desideri. Che cambiamenti è giunto il momento di fare, cosa è ormai logoro e da lasciare andare… È un confronto con te stesso. E allora chiediti se vuoi essere all’altezza dell’evento. Se ne vuoi uscire più maturo e consapevole, se vuoi superare l’esame e diplomarti in questa scuola chiamata vita.

    Ora mi rivolgo a te, che sei il familiare, il parente, l’amico di una persona a te cara, adulta o infante che sia, che sta attraversando un periodo difficile, che sia una malattia, una sofferenza. La SUA situazione, per quanto difficile e dolorosa possa essere sia per lei che per te, è la SUA prova da affrontare, la SUA “chiamata”. La malattia, il lutto, il dolore, non sono “cacca”, sono dei processi complessi che hanno una funzione nella vita di quella persona, funzione di cui tu non sei consapevole se non in piccola misura. Hai un ruolo molto importante e una grande responsabilità:

    • avere pazienza e rispetto. Come ho già spiegato, il processo di guarigione è complesso e ha delle tempistiche che non sono le tue. Armati di pazienza e cerca di comprendere che il tempo che il tuo caro ci mette ad uscire dal suo periodo difficile va rispettato.
    • Aiuta e consiglia solo se ti viene chiesto. Ovviamente, se hai a che fare con un minorenne di cui sei genitore e tutore o con una persona incapace di intendere e volere questa regola non vale. In tutti gli altri casi, leggi bene, NON SI DANNO CONSIGLI E AIUTI NON RICHIESTI. Se provi fastidio o dolore a leggere queste parole, fai un percorso di autoconsapevolezza. Non hai la verità in tasca, non sei più intelligente di chi si trova in difficoltà e per quanto i tuoi consigli possano essere effettivamente utili e preziosi, è difficile capire se la persona che sta male è in grado di accoglierli e attuarli, un consiglio giusto ricevuto nel momento sbagliato fa sentire non capiti e ancora più soli o addirittura giudicati. Chi sta male non deve stare meglio per te, perché non hai pazienza e non sai gestire le tue emozioni e il tuo mentale difronte alle sue difficoltà. Attento anche quando ti viene chiesto il consiglio, perché spesso, dietro la richiesta di consigli c’è solo il bisogno di sfogarsi, di tenerti vicino e avere le tue attenzioni. E allora cosa puoi fare?
    • Sii presente in modo neutro. È molto difficile da fare! Questo passaggio richiede forza, tenacia, maturità e sentimento autentico da parte tua, scremato dai tuoi bisogni e dalle tue aspettative. Se ci tieni davvero ad aiutare una persona cara in sofferenza, dedicale il tuo tempo e il tuo ascolto silenzioso. Poniti in una posizione di accoglienza priva di giudizio, coinvolgila in attività che ha voglia e si sente di fare per davvero e non forzarla se vedi che si allontana o si sente in difficoltà ancora di più. Stalle accanto per il tempo che serve, anche se tu, in una situazione simile alla sua, avresti agito in modo diverso e saresti già guarito.
    • Lasciare andare. Questo è un punto triste e doloroso, ma bisogna rendersi conto che non tutti riescono a guarire o uscire dalla “buia notte dell’anima”, per X motivi di cui tu puoi non capire. Può anche essere che NON VOGLIONO guarire e qui ci vuole tanto coraggio e rispetto nell’accettarlo. Il volere di chi sta male va rispettato anche se non lo condividiamo o ci crea sofferenza.
    • Prenditi cura di te. Quando un nostro caro sta male, rischiamo di essere fagocitati dalle sue necessità, richieste di attenzione o aiuto, strategie manipolatorie che creano sensi di colpa se non siamo abbasta presenti. Se i tempi di guarigione o di attraversamento del dolore di questa persona sono lunghi o pesanti, prendi in considerazione di farti supportare da uno specialista se non hai modo di ritagliarti degli spazi solo tuoi o vedi che la situazione che si è creata sta compromettendo anche la tua vita e in primis la tua salute. È importante mettere dei confini difronte alle richieste di chi non sta bene, anche se dispiace.

    Nella mia vita mi è capitato di trovarmi sia nella veste del malato che in quella dell’aiutante. Non è facile ed è doloroso per tutti. Ma le esperienze di vita vanno attraversate. Ho trovato supporto in prima persona nei rimedi floreali che spesso consiglio ai miei clienti, in special modo nei fiori di Bach e negli Australian Bush. Aiutano a gestire al meglio l’aspetto emotivo. Sono rimedi naturali, privi di tossicità che possono essere assunti anche per lunghi periodi e anche dai bambini.

    Walnut – Il Rimedio floreale estratto dal fiore del noce

    Concludo questo articolo suggerendovi WALNUT il Fiore di Bach del noce. La caratteristica principale di questo rimedio floreale è proprio quella di difendere i propri confini psico-emotivi dall’intrusione degli altri, non solo durante i periodi di malattia o sofferenza, ma anche durante tutte le situazioni di cambiamento nella propria vita. Come ad esempio decidere di cambiare corso di studi o lavoro o di cambiare città. Walnut ci supporta nel gestire e metabolizzare il cambiamento, uscire dalla nostra zona comfort con maggior serenità e ci aiuta ad essere assertivi verso le intromissioni degli altri ai nostri progetti. Walnut è utile anche per chi ha un figlio o una persona cara che sta attuando dei cambiamenti e di conseguenza ne viene colpito e ha necessità di metabolizzare l’evento e creare un nuovo equilibrio.

    Se stai attraversando un periodo difficile e vuoi una consulenza personalizzata sul come affrontarlo al meglio utilizzando la naturopatia, la floriterapia, la meditazione, contattami o scrivimi una mail all’indirizzo: pamelamoscardin@hotmail.it.